Due ex membri dell’Arma dei Carabinieri sono stati condannati per un’operazione fatta in autonomia per il recupero di una motocicletta rubata. Il tribunale ha stabilito che, agendo senza autorizzazione ufficiale, i due hanno commesso vari reati.
La sentenza è stata pronunciata dopo un processo ordinario, il collegio ha emesso una condanna di un anno (con sospensione della pena) per l’ex comandante e due anni e mezzo per l’ex maresciallo, che all’epoca erano entrambi in servizio nel Basso Salento.
Il comandante è stato riconosciuto colpevole di abuso d’ufficio in forma attenuata e omissione di atti d’ufficio, ma assolto dall’accusa di peculato. Il maresciallo, invece, è stato condannato per peculato e omissione di atti d’ufficio, assolto per abuso di atti d’ufficio. In aggiunta, è stata decretata per l’ex maresciallo un’interdizione quinquennale dai pubblici uffici e l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione.
Il tribunale ha respinto la richiesta di risarcimento della parte civile. I due sono stati difesi dagli avvocati Americo Barba e Biagio Palamà, che hanno sostenuto l’innocenza dei loro clienti e hanno la possibilità di appellarsi.
Secondo l’accusa, nel 2016, i due ex carabinieri, ora in pensione, avrebbero condotto un sopralluogo non autorizzato per recuperare una moto rubata, trovata presso il nuovo proprietario che l’aveva acquistata online. Il veicolo, segnalato come rubato dal maresciallo nell’agosto 2015, è stato identificato e illegalmente appropriato dal comandante durante l’operazione.
Inoltre, veniva contestato loro il reato di peculato per essersi appropriati della moto in assenza di un procedimento penale ufficiale. Per questo reato è stata emessa una condanna solo nei confronti del maresciallo. Infine, entrambi sono stati giudicati colpevoli di omissione di atti d’ufficio, specificamente per non aver informato la Procura delle loro azioni.