Autovelox sulla Tangenziale Est: il Comune di Lecce in bilico tra ricorsi e sconfitte

La Commissione Controllo XI discute la strategia legale dopo le numerose sentenze sfavorevoli

Il Comune di Lecce si trova al centro di un conflitto amministrativo e giuridico legato all’uso degli autovelox installati sulla Tangenziale Est. Nella seduta della Commissione Controllo XI, prevista per domani mattina, il presidente Antonio Rotundo chiederà chiarimenti all’Avvocatura municipale sul futuro dei ricorsi legati alle multe elevate con quei dispositivi, ormai frequentemente annullate dal Giudice di Pace.

Le sanzioni vengono sistematicamente cancellate perché i rilevatori, pur essendo regolarmente autorizzati e sottoposti a taratura, risulterebbero privi dell’omologazione tecnica prevista per legge. Questo dettaglio, inizialmente considerato marginale, è stato invece riconosciuto come determinante dalla Corte di Cassazione, che in recenti sentenze dell’1 e dell’8 ottobre ha definito l’assenza dell’omologazione un vizio insanabile.

Il problema è diventato sistemico: oltre all’annullamento delle multe, il Comune viene spesso condannato al pagamento delle spese processuali, con effetti negativi anche sul bilancio comunale. Le operazioni di notifica, l’istruttoria amministrativa e i costi legali si trasformano così in perdite certe ogni volta che il ricorso del cittadino viene accolto.

Nel confronto tra i diversi uffici comunali, si fronteggiano due posizioni. Da un lato, il comandante della Polizia Locale, Donato Zacheo, sostiene l’equiparazione tra approvazione ministeriale e omologazione, ritenendole procedure tecnicamente equivalenti. A suo dire, il Comune starebbe già raccogliendo la documentazione necessaria per sostenere questa tesi nei tribunali.

Dall’altro lato, l’Avvocatura comunale invita alla prudenza, ritenendo che proseguire con gli appelli sia un inutile spreco di risorse pubbliche. Le pronunce di legittimità sembrano infatti escludere ogni margine di interpretazione favorevole all’amministrazione, tanto che alcuni giudici hanno definito gli appelli “manifestamente infondati”.

Il presidente Rotundo ha sollecitato un cambio di rotta, chiedendo ai vertici della Polizia Locale di non trasformare la vicenda in una battaglia personale. “Dobbiamo fare i conti con la realtà delle sentenze di condanna – ha dichiarato – e accettare che la giurisprudenza oggi ci è totalmente contraria”.

Il danno non è solo legale, ma anche economico e politico: ogni ricorso respinto non solo comporta debiti fuori bilancio, ma riduce anche la credibilità dell’ente. In alcuni casi, i giudici hanno annullato i verbali anche per carenze nella segnaletica preventiva, aggravando ulteriormente la posizione del Comune.

Alcuni consiglieri suggeriscono soluzioni drastiche, tra cui la disattivazione temporanea degli autovelox o la rinuncia agli appelli nei casi più evidenti di irregolarità. L’obiettivo sarebbe quello di concentrare le risorse solo sui contenziosi in cui esiste una reale possibilità di successo, limitando l’esposizione a nuove condanne.

La scelta che attende il Comune è cruciale: proseguire con la linea attuale significherebbe affrontare una serie di cause con esiti prevedibilmente sfavorevoli, mentre un ripensamento immediato della strategia potrebbe salvaguardare il bilancio e ridurre l’impatto politico della vicenda.

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