Proseguono senza sosta le indagini sull’assalto ai due portavalori avvenuto lungo la strada statale 613 Brindisi-Lecce, un colpo che aveva come obiettivo una cassaforte contenente circa 5,9 milioni di euro. Nelle ultime ore i carabinieri hanno individuato una Jeep Compass ritenuta uno dei veicoli utilizzati dal commando durante la fuga. Il mezzo è stato rinvenuto nei pressi del cimitero di San Pietro Vernotico, in provincia di Brindisi, a una decina di chilometri dal punto in cui i banditi avevano bloccato i furgoni portavalori.
La scoperta rappresenta un tassello significativo nell’ambito di un’operazione investigativa che si sta sviluppando su scala regionale. Le ricerche coinvolgono diverse unità dell’Arma e si estendono su tutto il territorio pugliese, nel tentativo di ricostruire i movimenti della banda e identificare eventuali complici. In precedenza, i militari avevano già sequestrato un primo veicolo ritenuto parte del piano di fuga, elemento che conferma la complessità e la preparazione logistica dell’azione criminale.
L’inchiesta è ora coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, che ha unificato i procedimenti inizialmente avviati dalle procure di Brindisi e Lecce. La decisione è maturata dopo che il giudice per le indagini preliminari, nel convalidare i primi arresti, ha riconosciuto la sussistenza dell’aggravante del metodo mafioso. Un passaggio che ha determinato il trasferimento del fascicolo alla Dda leccese, dove la pubblica ministero Carmen Ruggiero lavorerà con il collega Alessandro Prontera.
Nel frattempo restano detenuti Giuseppe Iannelli, 39 anni, e Giuseppe Russo, 61 anni, considerati due presunti membri del commando. Le accuse contestate sono particolarmente gravi e comprendono, tra le altre, tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso, associazione di stampo mafioso, rapina aggravata, estorsione e porto e detenzione di armi da guerra ed esplosivi. Ai due vengono inoltre contestati reati come danneggiamento seguito da incendio, ricettazione, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate.
Secondo quanto emerso finora, l’assalto sarebbe stato pianificato nei dettagli, con l’impiego di più mezzi e un’azione coordinata per bloccare i portavalori e tentare di impossessarsi dell’ingente somma custodita nella cassaforte. L’intervento delle forze dell’ordine e la successiva attività investigativa hanno permesso di avviare rapidamente una serie di perquisizioni e controlli mirati, culminati con i primi arresti e il recupero dei veicoli sospettati di essere stati utilizzati per la fuga.
A supporto delle indagini sono stati mobilitati reparti speciali dell’Arma, tra cui i “Cacciatori di Puglia” e i “Falconieri d’Aspromonte”, oltre al personale dei comandi provinciali di Brindisi e Lecce. Il coinvolgimento di unità altamente specializzate testimonia la rilevanza e la delicatezza dell’operazione, considerata anche la qualificazione mafiosa riconosciuta dal gip.
Le attività investigative proseguono con l’obiettivo di individuare eventuali altri componenti della banda e chiarire nel dettaglio la dinamica dell’assalto. Gli inquirenti stanno analizzando elementi raccolti sul luogo dell’attacco, tracciando i percorsi di fuga e verificando possibili collegamenti con ambienti della criminalità organizzata. L’attenzione resta alta su tutto il territorio regionale, mentre la procura antimafia coordina le operazioni per assicurare alla giustizia tutti i responsabili del tentato colpo milionario.