Si terrà il 18 febbraio, nell’aula bunker del carcere di Lecce, l’udienza preliminare per i tre indagati coinvolti nell’omicidio di Antonio Amin Afendi, presunto capo clan di Casarano, ucciso il 2 marzo scorso con tre colpi di pistola.
L’assassino reo confesso, dovrà rispondere di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, reato per cui è prevista la pena dell’ergastolo. Sul banco degli imputati rischia di finire anche la fidanzata di Sabato, Mine Shabani, accusata di favoreggiamento per aver dichiarato ai carabinieri di non conoscere Sarcinella e la moglie, né di essere a conoscenza dell’amicizia tra il suo compagno e l’assassino.
Il movente dell’omicidio risiede nelle continue minacce e intimidazioni subite da Sarcinella e dalla sua famiglia da parte di Afendi. Il suocero dell’omicida, infatti, era già stato accoltellato tempo prima in seguito a una lite per viabilità. Il 2 marzo, dopo l’ennesima provocazione alla moglie, Sarcinella, accecato dalla rabbia, decise di porre fine alle tensioni in modo definitivo. Armato di pistola, raggiunse la vittima e sparò tre colpi che lo colpirono a petto, addome e collo. Afendi, soprannominato “l’Immortale” per essere scampato a un agguato nel 2019, morì sul colpo.
L’udienza preliminare determinerà se gli imputati verranno rinviati a giudizio. Nel frattempo, il 21 gennaio, davanti al Tribunale del Riesame, verrà discusso il ricorso dei difensori di Sarcinella, Simone Viva e Giuseppe Presicce, per ottenere la detenzione domiciliare, basandosi sulla piena confessione dell’omicida. Il collegio difensivo comprende anche gli avvocati Americo Barba e Giovanni Carlino.
L’esito dell’udienza del 21 gennaio potrebbe influenzare il proseguimento del procedimento giudiziario, mentre la comunità di Casarano attende sviluppi su un caso che ha scosso profondamente la cittadina salentina.
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