Cassazione conferma condanna per apologia del fascismo a sottufficiale

La Suprema Corte ha respinto il ricorso di un militare condannato per post sui social inneggianti a Mussolini e Hitler, confermando un anno di reclusione

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno di reclusione per, un sottufficiale in servizio a Gallipoli, ritenuto colpevole di apologia del fascismo con l’aggravante dell’odio razziale. Il militare aveva pubblicato sui social post esaltanti il regime fascista e nazista, con immagini e frasi discriminatorie contro gli stranieri. La pena, soggetta a sospensione e non menzionabile, è stata comminata in base all’articolo 4 della Legge Scelba del 1952, che punisce la propaganda e la ricostituzione del partito fascista.

Le indagini sono partite da una segnalazione di una volontaria di un’associazione, che aveva notato atteggiamenti irriguardosi del militare durante uno sbarco di migranti. Approfondendo, aveva scoperto sul profilo social pubblico dell’uomo immagini e scritte riconducibili al periodo fascista, tra cui: proiettili di grosso calibro con la frase “sono arrivati i vaccini obbligatori per i clandestini”, una locomotiva con la svastica accompagnata dalla scritta “la locomotiva è pronta”, il giuramento fascista, oltre a immagini di Hitler e Mussolini con slogan di propaganda.

Già tribunale e corte d’appello di Lecce avevano condannato il sottufficiale, ritenendo che i suoi contenuti online non fossero semplici esternazioni personali, ma veri e propri messaggi di propaganda fascista e razzista, con il rischio di favorire la ricostituzione del disciolto partito fascista.

In Cassazione, la difesa del militare aveva sostenuto che i post fossero estemporanei, non condivisi in community organizzate, e che il profilo, pur pubblico, fosse comunque personale. Tuttavia, la Corte ha rigettato questa tesi, sottolineando che l’imputato, in quanto sottufficiale delle Capitanerie di Porto e pubblico ufficiale, era una figura autorevole, capace di influenzare chi interagiva con lui online.

Con questa sentenza definitiva, la Cassazione conferma un importante precedente giuridico sulla punibilità della propaganda fascista online, ribadendo l’attualità della Legge Scelba nel contrasto ai messaggi di odio e alla diffusione di ideologie antidemocratiche.

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