Sparatoria a Gallipoli: da vittima a imputato, Carretta condannato a tre anni

Condannato per stalking e minacce, l’uomo era stato ferito da un colpo di pistola dopo aver aggredito un 28enne

Si è concluso con una condanna a 3 anni di reclusione il processo a carico di Claudio Carretta, l’uomo, inizialmente vittima di un colpo di pistola all’addome, è stato riconosciuto colpevole di stalking, porto abusivo d’arma, lesioni e minacce aggravate ai danni di Niko Saverio Piteo, che a sua volta era finito sotto indagine per tentato omicidio.

Alla base della sparatoria c’era una lite scoppiata ore prima in un bar, dove i due protagonisti si erano incontrati casualmente. Carretta, noto alle forze dell’ordine e sottoposto alla sorveglianza speciale, si era scagliato contro Piteo in presenza della moglie e delle figlie di quest’ultimo. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, lo aveva aggredito con un pugno e trascinato fuori dal locale, tentando poi di colpirlo con un tubo di ferro recuperato dalla propria auto.

Solo l’intervento fisico di Piteo, praticante di arti marziali, aveva evitato conseguenze peggiori. Tuttavia, la situazione era rapidamente degenerata: Carretta si era allontanato minacciando pesantemente il 28enne e la sua famiglia, promettendo vendetta. Ore dopo, l’uomo si era presentato davanti all’abitazione della vittima, proseguendo con le intimidazioni.

Temendo per la propria incolumità e per quella dei familiari, Piteo aveva quindi sparato con un’arma regolarmente detenuta, colpendo Carretta all’addome. L’intervento delle forze dell’ordine e le successive indagini hanno portato a una doppia inchiesta: da un lato il tentato omicidio, dall’altro le violenze pregresse.

Il giovane ha sempre sostenuto di aver agito per legittima difesa, versione confermata nel corso dell’interrogatorio che lo aveva riportato in libertà. La sua posizione, alla luce della condanna di Carretta, è destinata a essere archiviata, mentre il tribunale ha riconosciuto alla famiglia una provvisionale a titolo di risarcimento.

Durante l’interrogatorio di garanzia,Caretta ha cercato di ridimensionare il proprio ruolo, parlando di provocazioni e di uno scontro nato per caso. Tuttavia, il tribunale ha ritenuto il suo comportamento incompatibile con la legittima difesa, riconoscendo piena responsabilità per l’escalation di violenza.

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