Morte di Julie Tronet, verso l’archiviazione il fascicolo sull’unico indagato

Dopo due anni di indagini, la procura chiede l’archiviazione per lo studente accusato. La famiglia della giovane riflette sull’opposizione

Si avvicina all’archiviazione il procedimento legato alla morte di Julie Tronet, la studentessa francese di 21 anni in Erasmus a Lecce, trovata senza vita il 22 ottobre 2023 nel suo appartamento in via Pappacoda, nel rione San Pio. Dopo due anni, la procura ha richiesto ufficialmente l’archiviazione del fascicolo a carico dell’unico indagato, un coetaneo originario di Ceglie Messapica, accusato inizialmente di istigazione al suicidio e violenza sessuale.

La pm Rosaria Petrolo ha motivato la richiesta con la formula secondo cui “non sussistono elementi tali da configurare alcun tipo di reato”. Una conclusione che potrebbe chiudere il capitolo giudiziario della vicenda, ma che non cancella i dubbi e il dolore di chi sperava in una verità processuale.

Gli avvocati della famiglia Tronet, Giulio Bray e Rosario Almiento, stanno ora valutando l’ipotesi di opporsi alla richiesta di archiviazione, possibilità prevista dalla procedura italiana. Una decisione che potrebbe riaprire, almeno formalmente, l’analisi dei fatti da parte del giudice per le indagini preliminari.

Nel corso dell’inchiesta, sono stati eseguiti accertamenti approfonditi, tra cui l’analisi del computer della ragazza e una perquisizione dettagliata nell’appartamento, effettuata il 4 dicembre 2023 dalla Squadra mobile di Lecce. L’intervento ha coinvolto strumenti tecnologici avanzati come scanner 3D e l’esame dello stato della porta della stanza da letto, oltre a indagare sull’origine di alcune ecchimosi riscontrate sul corpo di Julie. Tuttavia, nessun nuovo elemento avrebbe rafforzato l’ipotesi accusatoria.

Il giovane coinvolto nell’indagine ha sempre respinto ogni accusa a suo carico. Ha dichiarato di aver avuto un rapporto sessuale con Julie nella notte del 18 ottobre 2023, dopo essersi conosciuti in un pub, precisando però che si trattò di un atto consensuale. Questa ricostruzione è stata avvalorata anche dagli inquirenti, che durante l’inchiesta hanno acquisito testimonianze, analizzato i dispositivi mobili e visionato le immagini delle telecamere di sicurezza.

Julie, il giorno successivo al rapporto, si recò al pronto soccorso dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. Ai sanitari riferì di essere stata vittima di una violenza sessuale, ma non sporse denuncia né acconsentì a ulteriori esami clinici. Nel suo appartamento fu poi trovato un biglietto d’addio, insieme al referto medico e ad altri messaggi.

La decisione finale spetterà ora al giudice, che dovrà valutare l’eventuale opposizione all’archiviazione.

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