È salpata alle 17 dal porto di Otranto la Coscience, una delle navi della Freedom Flotilla Coalition, coalizione internazionale impegnata a denunciare l’assedio alla Striscia di Gaza. La nave, lunga 68 metri, ha lasciato il Salento con a bordo circa 130 attivisti provenienti da diversi Paesi, tra cui sei italiani, insieme a medici, avvocati, giornalisti e rappresentanti religiosi e civili.
La partenza rientra in un’azione coordinata, che ha visto in questi giorni altre navi salpare da diversi porti del Mediterraneo. Il messaggio è chiaro: opporsi a quella che gli organizzatori definiscono una catastrofe umanitaria e una violazione dei diritti umani, con l’obiettivo dichiarato di fermare l’assedio e il genocidio nella Striscia di Gaza.
Il porto di Otranto si è trasformato in un luogo di partecipazione e commozione già dalle 15, quando centinaia di persone, tra residenti salentini e attivisti internazionali, si sono radunate per un rito collettivo di commiato e sostegno. Cori, abbracci e messaggi di solidarietà hanno accompagnato l’equipaggio, consapevole dei rischi legati alla missione ma deciso a non restare in silenzio.
La Coscience non è nuova a missioni del genere. A maggio era stata gravemente danneggiata da un attacco dell’esercito israeliano mentre si trovava in acque internazionali, a poche miglia da Malta. Dopo settimane di riparazioni, la nave è tornata operativa, pronta a continuare il proprio viaggio come simbolo di resistenza pacifica e impegno umanitario.
Secondo i promotori della flottiglia, partecipare a questa azione significa contribuire alla ricostruzione di una coscienza collettiva. Un’operazione che va oltre l’attivismo politico: è una dichiarazione di solidarietà globale, in un tempo in cui i valori condivisi sembrano sempre più fragili.
La Freedom Flotilla Coalition, composta da oltre 30 organizzazioni di diversi Paesi, promuove queste missioni da oltre un decennio. Le navi della flottiglia hanno l’obiettivo di portare aiuti simbolici e denunciare le condizioni della popolazione civile palestinese sotto embargo. La partenza da Otranto assume un valore simbolico importante, segnando il ritorno nel Mediterraneo centrale della lotta per i diritti umani attraverso vie civili e pacifiche.
L’iniziativa si muove anche sul piano comunicativo: giornalisti a bordo documenteranno il viaggio in tempo reale, rendendo visibili le azioni e le eventuali violazioni dei diritti internazionali, con l’obiettivo di coinvolgere l’opinione pubblica e istituzioni internazionali.