Lecce e l’azzardo in Puglia: spesa record e infiltrazioni criminali

Lecce si inserisce tra i territori pugliesi maggiormente interessati dal giro d’affari del gioco d’azzardo, un settore che in regione assorbe complessivamente quasi 12 miliardi di euro in un solo anno, secondo quanto ricostruito dal dossier Azzardomafie di Libera. L’analisi, dedicata al rapporto tra scommesse, apparecchi da gioco e criminalità organizzata, offre un quadro che solleva interrogativi profondi sulla portata economica e sociale del fenomeno.

Il totale regionale, rapportato alla popolazione, restituisce una media che supera i 3mila euro per abitante, coinvolgendo anche fasce che non hanno alcun rapporto diretto con il gioco, a partire dai minori. Un indicatore che, secondo il dossier, conferma la pervasività di un settore in cui i tentativi di fortuna convivono con meccanismi di controllo criminale sempre più raffinati.

Nel confronto tra le principali città pugliesi, il primato della spesa spetta a Bari, dove il volume supera un miliardo di euro, consolidando il capoluogo come il territorio più esposto. A seguire si collocano Taranto, con oltre 707 milioni, e Foggia, che supera i 411 milioni. Subito dopo emerge Lecce, con una spesa complessiva di 407.019.219 euro, cifra che ne conferma il ruolo centrale nel mercato regionale del gioco. Chiudono la graduatoria Brindisi con 279 milioni e Barletta con poco più di 250 milioni.

Uno degli aspetti più significativi evidenziati dal dossier riguarda la connessione tra il business dell’azzardo e le mafie locali. La Puglia, infatti, risulta essere la quinta regione italiana per numero di clan coinvolti in attività legate sia all’economia illegale sia a quella formalmente regolare. Questa presenza incide anche sulla gestione delle sale, sulle reti di distribuzione e sulle dinamiche di controllo del territorio.

Il documento di Libera ricorda inoltre un episodio che segnò in modo indelebile la cronaca pugliese: l’uccisione di Domenico Martimucci, prima vittima innocente delle cosiddette azzardomafie. Il giovane perse la vita il 5 marzo 2015 ad Altamura, in provincia di Bari, quando una bomba al tritolo esplose davanti alla sala giochi Green Table, teatro di contrasti tra gruppi criminali impegnati nel controllo del mercato delle slot.

A conferma della rilevanza del settore nelle strategie delle organizzazioni mafiose, la Puglia conta oggi sei sale gioco confiscate. Il periodo 2023-2025 ha registrato inoltre 15 interdittive antimafia emanate da prefetture distribuite tra Nord, Centro e Sud Italia, comprese quelle di Foggia: dieci nel 2023, due nel 2024 e tre nel 2025. A queste si aggiungono sette provvedimenti confermati dai Tar e dal Consiglio di Stato, che hanno respinto i ricorsi delle aziende coinvolte.

Il quadro delineato dal dossier descrive un sistema in cui la spesa elevatissima per il gioco si intreccia con la capacità delle mafie di inserirsi nei flussi economici, sfruttando un settore in continua espansione. La presenza di territori come Lecce, che si collocano ai vertici regionali per volume di spesa, rappresenta un ulteriore elemento che richiama l’attenzione su un fenomeno complesso e radicato.

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