Dubbi sul suicidio di Roberta Bertacchi: la famiglia chiede nuove indagini

I legali dei familiari si oppongono all’archiviazione e puntano a chiarire il ruolo del fidanzato, accusato di gravi maltrattamenti

È ancora avvolta da numerosi interrogativi la morte di Roberta Bertacchi, la 26enne originaria di Ruffano trovata senza vita il 6 gennaio 2024 su una pensilina del balcone di casa a Casarano. I familiari, attraverso i legali Luciano De Francesco e Silvia Romano, hanno depositato una formale opposizione alla richiesta di archiviazione presentata dalla Procura di Lecce, chiedendo ulteriori accertamenti e sottolineando una serie di presunte incongruenze nelle indagini.

L’attenzione della famiglia è puntata in particolare sul fidanzato della giovane, Davide Falcone, già noto alle forze dell’ordine e condannato recentemente a 7 anni e 10 giorni nell’ambito del processo “Fortezza” legato al traffico di stupefacenti. Per la morte di Roberta, la Procura ha richiesto l’archiviazione dell’accusa di istigazione al suicidio nei suoi confronti, ritenendo di dover procedere esclusivamente per maltrattamenti in ambito familiare.

Tuttavia, secondo quanto sostenuto nell’opposizione depositata, sarebbero molti gli elementi che necessitano di ulteriori approfondimenti. In particolare, destano sospetti i file audio in possesso degli inquirenti e fatti analizzare privatamente dai familiari tramite la consulente tecnica Luigina Quarta. Secondo questa ricostruzione, la notte tra il 5 e il 6 gennaio, Falcone si sarebbe recato da solo a casa di Roberta, dopo aver allontanato alcuni ragazzi conosciuti in un locale, per avere un “confronto solitario” con la giovane. In quel frangente, sarebbe avvenuta l’ultima aggressione, contrariamente a quanto dichiarato da Falcone ai carabinieri la mattina seguente.

A rafforzare i sospetti vi sarebbero anche numerose anomalie riscontrate nella scena del presunto suicidio. I legali fanno riferimento alla lunghezza e al nodo della sciarpa utilizzata per l’impiccagione, ai segni sulle calze della ragazza e alle impronte rilevate nei pressi del balconcino, elementi ritenuti non compatibili con la dinamica ricostruita dagli investigatori. Inoltre, la famiglia contesta anche l’orario del decesso indicato nella consulenza medico-legale, ritenendo che la morte sia avvenuta almeno due ore dopo rispetto a quanto ipotizzato dalla Procura.

Una delle tesi sostenute dalla famiglia è che il pregresso stato psicologico di Roberta abbia influenzato eccessivamente le valutazioni iniziali degli inquirenti, spingendoli a considerare rapidamente l’ipotesi del suicidio come la più plausibile, a scapito di ulteriori accertamenti che, secondo loro, avrebbero potuto far emergere altri scenari.

Nel documento di opposizione si afferma che, anche qualora si confermasse l’ipotesi suicidaria, questa non potrebbe essere considerata un gesto isolato, bensì una conseguenza diretta delle gravi vessazioni subite dalla giovane per mano del fidanzato. Si tratterebbe, secondo i familiari, di una pressione psicologica costante fatta di violenze verbali, umiliazioni e maltrattamenti, subiti anche in pubblico e culminati nella notte dell’Epifania.

Alla luce di queste nuove osservazioni, i familiari di Roberta chiedono al giudice per le indagini preliminari di non archiviare il procedimento e di proseguire le indagini per accertare le reali responsabilità nella vicenda. L’obiettivo, sottolineano i legali, è quello di far emergere tutta la verità su quanto accaduto nella tragica notte del 6 gennaio, affinché sia fatta giustizia.

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