Una truffa romantica iniziata nel 2019 attraverso un’agenzia matrimoniale online si è conclusa in un’aula di tribunale, con una condanna a un anno e mezzo di reclusione e 500 euro di multa per una 29enne honduregna residente a Castelnuovo di Porto, in provincia di Roma. La sentenza è stata emessa dal Tribunale di Lecce due giorni fa, con giudice monocratico Bianca Maria Todaro della seconda sezione penale.
L’imputata è stata riconosciuta colpevole di truffa aggravata nei confronti di un 49enne originario di Cavallino (Lecce), che dopo la fine del proprio matrimonio si era affidato a una piattaforma online per trovare una nuova compagna. Il rapporto tra i due, seppur esclusivamente virtuale, era durato circa tre anni, durante i quali l’uomo ha versato alla donna una somma complessiva di circa 10mila euro, convinto della sincerità dei sentimenti manifestati dalla presunta compagna.
La strategia messa in atto è stata riconosciuta come una forma articolata e prolungata di raggiro sentimentale, in cui l’imputata ha alternato messaggi d’amore a pressioni psicologiche, presentandosi come una madre in difficoltà economiche e affermando di non avere neanche i soldi per acquistare la colazione o le scarpe per il figlio.
I versamenti di denaro, inizialmente indirizzati a una carta Postepay intestata a un’amica e poi a una direttamente intestata alla donna, erano giustificati da richieste sempre più insistenti: acquisto di un cane, invio di generi alimentari durante il lockdown, biglietti di viaggio mai utilizzati per incontrarsi di persona.
Il rapporto si è concluso nell’agosto 2022, quando il 49enne ha cominciato a nutrire dubbi sulla genuinità della relazione e ha deciso di interrompere i contatti. A quel punto aveva già effettuato numerose ricariche in contanti presso ricevitorie del Salento, tutte documentate e analizzate durante l’indagine condotta dalla Polizia Postale di Lecce.
Gli accertamenti investigativi hanno consentito di identificare la truffatrice attraverso l’analisi delle utenze telefoniche e dei flussi di denaro, con il supporto dell’agenzia matrimoniale e delle verifiche sulla carta Postepay. Le prove raccolte hanno permesso alla giudice di affermare “al di là di ogni ragionevole dubbio” la responsabilità penale dell’imputata.
Il tribunale ha riconosciuto l’aggravante della minorata difesa, evidenziando come la vittima fosse particolarmente vulnerabile a causa della recente separazione e della solitudine emotiva, circostanze che avrebbero facilitato l’azione truffaldina. La giudice ha inoltre rimarcato il comportamento manipolatorio della donna, che aveva simulato un legame autentico con progetti di vita in comune, alternando dichiarazioni d’amore a rimproveri studiati per spingere l’uomo a continuare a inviarle denaro.
Nonostante la condanna, all’imputata sono state concesse le attenuanti generiche per l’assenza di precedenti penali e per l’atteggiamento collaborativo durante il processo, elementi che hanno consentito la sospensione della pena e la non menzione nel casellario giudiziale.
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