Si è concluso con una piena assoluzione il processo a carico del 54enne di Scorrano. Inizialmente accusato di aver sottoposto la moglie a un lungo periodo di vessazioni, aggressioni fisiche e abusi sessuali, i giudici, presieduti da Maddalena Torelli, hanno stabilito che “il fatto non sussiste”, smontando così l’intero impianto accusatorio che aveva portato l’uomo a processo.
Secondo quanto indicato nel decreto di rinvio a giudizio, l’indagato avrebbe creato un clima familiare di costante terrore, caratterizzato da minacce, violenze fisiche e umiliazioni quotidiane. La denuncia, sporta dalla donna nel maggio 2023, avrebbe dato avvio a un’indagine dettagliata per verificare le accuse mosse.
La difesa, affidata agli avvocati Luigi Corvaglia e Maria Ada Bono, ha però smontato la credibilità delle accuse, sostenendo l’inattendibilità della presunta vittima, rappresentata in aula dall’avvocata Veronica Merico. I legali hanno sottolineato l’assenza di riscontri oggettivi e il fatto che nessuno dei testimoni proposti abbia mai assistito direttamente agli episodi descritti. Cruciale è stato anche il mancato coinvolgimento in aula dei figli minorenni, che secondo la donna avrebbero assistito ad alcune delle scene più violente, ma che non sono mai stati sentiti come testimoni durante il processo.
La mancanza di prove concrete e la debolezza dell’apparato probatorio hanno portato il collegio giudicante ad assolvere l’uomo da ogni accusa. Nessun elemento, secondo i giudici, è risultato sufficiente a dimostrare la responsabilità penale dell’imputato.
La sentenza segna una chiusura netta rispetto alle ipotesi formulate in fase di indagine e pone nuovamente al centro del dibattito la difficoltà di gestire giudizi complessi in materia di violenza domestica, dove spesso le versioni sono contrastanti e i riscontri difficili da ottenere.
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