Undici anni di reclusione per non aver impedito gli abusi sessuali sulle proprie figlie. È quanto deciso dal Tribunale di Lecce nei confronti di un uomo di 34 anni, ritenuto colpevole di non aver di protetto le figlie minorenni dalle violenze commesse dall’ex compagno della moglie.
Il collegio giudicante, presieduto da Fabrizio Malagnino, ha disposto una provvisionale di 60.000 euro in favore delle due sorelle, oggi maggiorenni.
I fatti contestati si sarebbero protratti tra il 2010 e il 2015, periodo in cui le bambine avevano appena 3 e 5 anni. La posizione della madre, coimputata nel procedimento, è stata archiviata per decesso.
L’uomo condannato dovrà anche rispettare l’interdizione dai pubblici uffici e non potrà ricoprire incarichi in scuole o strutture frequentate da minori, a tutela della sicurezza dei bambini.
Le violenze sono venute alla luce nell’ottobre del 2017, quando una delle bambine fu accompagnata all’ospedale di Gallipoli e lì vennero riscontrate lesioni compatibili con un abuso. Quasi contemporaneamente, una seconda testimonianza raccolta all’interno di una comunità di accoglienza ha confermato le molestie subite da parte dell’uomo, accusato di toccamenti e palpeggiamenti in casa.
Le dichiarazioni sono state confermate in un’audizione protetta e hanno dato il via all’indagine coordinata dall’allora pubblico ministero Maria Rosaria Micucci. Inizialmente, la richiesta di misura cautelare per l’ex compagno della madre fu respinta dal giudice per le indagini preliminari, ma successivamente accolta dal Tribunale del Riesame, a seguito dell’appello della Procura.
La responsabilità attribuita al padre si basa sulla presunta omissione di intervento, nonostante – secondo l’accusa – fosse stato informato degli abusi da parte della figlia maggiore. Tuttavia, l’uomo ha sempre negato ogni addebito, affermando di trovarsi all’estero al momento dei fatti e di essere tornato in Italia solo dopo aver appreso quanto accaduto.
La difesa ha già annunciato l’intenzione di proporre appello, nella speranza di ribaltare un verdetto che considera ingiusto.
Nel frattempo, è definitiva la condanna a 8 anni inflitta all’autore materiale degli abusi, il cosiddetto “zio”, che ha approfittato della fiducia della famiglia per compiere ripetute violenze.
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