Cinque misure cautelari sono state eseguite questa mattina dal Commissariato di Galatina, su disposizione del Gip del Tribunale per i Minorenni di Lecce, nell’ambito di un’inchiesta che ha sconvolto l’intera comunità salentina. I provvedimenti riguardano altrettanti adolescenti, accusati insieme ad altri coetanei non imputabili per età, di atti persecutori, lesioni aggravate, violenza privata e diffamazione, ai danni di un minorenne disabile, brutalmente aggredito all’interno della stazione ferroviaria di Galatina.
La violenza, ripresa con uno smartphone e condivisa tramite WhatsApp e social network, ha rapidamente fatto il giro del web, provocando indignazione pubblica per la sua ferocia. Il video mostra una vera e propria spedizione punitiva: calci, pugni e persino colpi inferti con una cintura, che proseguono anche quando la vittima, rannicchiata e inerme, implora pietà. La scena, seppur della durata di 26 secondi, ha avuto un impatto emotivo dilatato su chi l’ha vista, suscitando una diffusa reazione di sdegno.
Gli inquirenti, coordinati dalla Procura per i Minorenni di Lecce, hanno ricostruito minuziosamente la dinamica dei fatti. Dopo aver attirato la vittima nella sala d’attesa della stazione, i giovani — forti della loro appartenenza alla cosiddetta “gang del bosco” — hanno messo in atto l’aggressione approfittando dell’isolamento del luogo. A rendere ancora più inquietante l’episodio, le minacce e le frasi discriminatorie rivolte alla vittima anche dopo il pestaggio, mentre cercava rifugio a casa di un amico, con i responsabili che tentavano di sfondare l’ingresso per continuare la violenza.
Le investigazioni hanno portato al sequestro degli smartphone utilizzati per registrare e condividere il video, e all’avvio di accertamenti medico-legali per valutare le conseguenze psicofisiche dell’aggressione. Fondamentali per l’identificazione dei colpevoli sono state le immagini estrapolate dai sistemi di videosorveglianza, insieme agli ascolti protetti della vittima e di testimoni informati.
Il quadro emerso è quello di una violenza protratta nel tempo. La vittima, infatti, sarebbe stata oggetto di vessazioni e aggressioni per almeno tre anni. Scherni, insulti a sfondo discriminatorio, pestaggi immotivati: una persecuzione che ha costretto il ragazzo a modificare radicalmente le proprie abitudini quotidiane per evitare i suoi aguzzini.
A preoccupare gli inquirenti è anche la pericolosa struttura mentale degli indagati, già orientata verso modelli deviati e criminali. Il contesto familiare dei ragazzi coinvolti, descritto come gravemente carente sotto il profilo educativo e affettivo, non avrebbe saputo trasmettere alcun valore civile o morale, favorendo lo sviluppo di personalità anaffettive e inclini alla sopraffazione.
In passato, quattro degli indagati erano già destinatari di DACUR (Divieti di Accesso alle aree Urbane) emessi dal Questore di Lecce, che vietavano loro la frequentazione della stazione teatro dell’aggressione. Nonostante ciò, hanno comunque partecipato all’azione violenta.
La magistratura ha ritenuto necessario intervenire con urgenza, disponendo il collocamento in comunità penale per prevenire ulteriori reati e proteggere la vittima, ritenuta vulnerabile anche rispetto a possibili pressioni o tentativi di indurla a ritrattare. Le indagini, tuttavia, non si fermano: la Polizia sta approfondendo altri episodi simili, per accertare ulteriori responsabilità e verificare l’esistenza di altre vittime.
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