Non avrebbe accettato la fine della relazione e, secondo l’accusa, avrebbe iniziato a perseguitare l’ex compagna. Un 29enne residente a Lecce rischia ora il processo dopo la richiesta di rinvio a giudizio firmata dalla pm Erika Masetti.
La relazione era terminata nel maggio 2025, ma il giovane, spinto da una presunta gelosia, avrebbe continuato a interessarsi alla vita privata della donna. Avrebbe voluto sapere con chi intrattenesse rapporti, anche telefonici, e in più occasioni si sarebbe presentato sul luogo di lavoro per parlarle.
Tra gli episodi contestati ce n’è uno del 21 agosto 2025, quando il 29enne si sarebbe presentato a casa dell’ex, impossessandosi del suo cellulare per controllarne i contatti. In quella circostanza l’avrebbe inoltre ripresa con il proprio telefono mentre era in mutande e canotta, minacciando di diffondere i video. Secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe poi inviato i filmati a diverse persone, tra parenti e conoscenti della donna.
Il 24 agosto si sarebbe invece presentato sul posto di lavoro dell’ex insieme ad altre persone, rivolgendole insulti e dando vita a un’aggressione verbale. I comportamenti contestati avrebbero provocato nella donna un perdurante stato di ansia e paura per la propria incolumità.
Rischia il processo anche la sorella del 29enne, insieme a una terza familiare. Le due donne avrebbero aggredito un’amica dell’ex compagna, colpendola alla testa con un bicchiere e prendendola a calci e pugni. La vittima avrebbe riportato un trauma cranico con un’escoriazione nella zona occipitale, con una prognosi di sette giorni.
Sempre il 24 agosto, la sorella avrebbe inoltre aggredito l’ex compagna del fratello con uno schiaffo. La donna avrebbe cercato rifugio all’interno di un esercizio commerciale e, secondo l’accusa, durante l’episodio sarebbe stato danneggiato il portone d’ingresso di un ristorante.
Le indagini sono state condotte dagli agenti di polizia. Gli imputati sono difesi dall’avvocato Ivan Feola, mentre le parti offese sono assistite dall’avvocata Anna Schiavano.
Le contestazioni dovranno essere accertate nelle successive fasi del procedimento: la richiesta di rinvio a giudizio non equivale a una dichiarazione di colpevolezza.
Seguici su
Aggiungi leccetomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.