Una rete specializzata nella produzione e distribuzione di banconote false è stata smantellata al termine di un’indagine condotta dalla Procura della Repubblica di Lecce. L’operazione ha portato all’arresto di tre uomini, tra cui Micheal Morciano, 25 anni, domiciliato a Lido Marini, dove è stata rinvenuta una stamperia clandestina allestita in ambiente domestico ma dotata di attrezzature altamente sofisticate.
Le accuse sono gravi: associazione per delinquere finalizzata alla contraffazione monetaria e autoriciclaggio. Le indagini, iniziate lo scorso anno, hanno preso avvio dal monitoraggio dei canali Telegram specializzati nella vendita di valuta falsa. A queste si è aggiunta un’attenta analisi delle transazioni su blockchain, che ha consentito agli investigatori di risalire all’identità dei membri della rete e di ricostruire la filiera illecita.
L’operazione ha coinvolto i carabinieri della Sezione criptovalute del Comando antifalsificazione monetaria, affiancati dalla Sezione cyber del Nucleo investigativo di Lecce, dai comandi provinciali di Lecce, Lodi, Padova e L’Aquila, e tre esperti di Europol, che hanno fornito un contributo fondamentale per la gestione del flusso informativo a livello internazionale.
Nell’appartamento di Lido Marini, cuore operativo del sistema, sono state sequestrate banconote contraffatte per 40mila euro, insieme a tre stampanti, dispositivi elettronici e un macchinario a incisione laser, pensato per la fabbricazione di monete false da 2 euro. Secondo quanto emerso dalle analisi del National Analysis Centre della Banca d’Italia, si tratta di banconote appartenenti a tre nuove classi di contraffazione, mai rilevate prima sul panorama internazionale.
Il volume d’affari complessivo è stato stimato in oltre 180mila euro, ma il gruppo stava per compiere un salto qualitativo grazie all’adozione di tecniche inedite per la falsificazione, pronte a essere immesse sul mercato illegale di diversi Paesi europei, tra cui Francia, Spagna, Germania, Austria e Belgio.
Determinante per le indagini è stato anche un errore commesso da uno degli indagati, che ha lasciato una traccia digitale insolita: una recensione su Tripadvisor firmata con lo stesso nickname usato su Telegram, che ha permesso agli investigatori di identificarlo come uno dei promotori dell’organizzazione criminale.
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