Squinzano ha salutato Lorena Isceri con un lungo applauso, una chiesa gremita e una comunità raccolta attorno alla sua famiglia. La bara bianca della 45enne, uccisa nei giorni scorsi a Firenze dall’ex compagno, ha lasciato la chiesa Maria Regina al termine dei funerali accompagnata dal lancio di palloncini bianchi e rossi.
Ad accompagnare il feretro fino al carro funebre, tra gli altri, papà Franco, mamma Antonietta e il fratello Danilo. Prima dell’uscita dalla chiesa, il padre ha baciato la fotografia di Lorena poggiata sulla bara e l’ha sollevata davanti alle centinaia di cittadini, amici, parenti e rappresentanti delle istituzioni presenti alla celebrazione.
L’abbraccio della comunità
Il gesto ha suscitato un fragoroso applauso, proseguito anche all’esterno della chiesa quando la bara bianca è uscita sul sagrato. Una volta sistemata nel carro funebre, gli amici hanno liberato in aria palloncini bianchi e rossi.
Il padre ha abbracciato e baciato la bara della figlia. La madre ha invece poggiato sul feretro un peluche di Lorena. Squinzano aveva proclamato il lutto cittadino per accompagnare l’ultimo saluto alla donna, originaria del paese e residente da anni a Firenze. [769][771]
Le parole dall’altare
Nel corso dell’omelia, don Vanni Bisconti ha rivolto un messaggio forte sul significato dell’amore e sulla necessità di contrastare la cultura del possesso.
«C’è una differenza abissale tra l’amore e il possesso, tra l’amore e il controllo, tra l’amore e la gelosia, tra l’amore e la pretesa, tra l’amore e il diritto di decidere della vita di un altro. E dobbiamo dirlo con chiarezza, soprattutto ai giovani: se una persona ti dice no, quel no va rispettato. Se una persona decide di non continuare una relazione non ti sta togliendo qualcosa che ti appartiene. Perché l’altro non ci appartiene».
«La persona che amiamo non è proprietà nostra, – continua il parroco della chiesa Maria Regina dove si celebrano i funerali – non è un oggetto che possiamo possedere. Non è qualcuno che deve rimanere con noi semplicemente perché noi lo vogliamo, perché io ho deciso così”.
Un appello alla responsabilità
Don Vanni Bisconti ha invitato la comunità, le famiglie, la scuola e le istituzioni a riflettere sull’educazione affettiva delle nuove generazioni e sui messaggi che rischiano di confondere l’amore con il controllo.
«Quello che è accaduto – dice ancora don Vanni Bisconti – non possiamo liquidarlo semplicemente come il gesto di un folle. Certamente chi uccide si assume sempre una grande responsabilità. Ma noi tutti, come società, come adulti, come educatori, come genitori, come scuola, come pezzi di comunicazione, di chiesa, dobbiamo avere il coraggio di domandarci quale idea dell’amore stiamo infondendo nei nostri ragazzi e nelle nostre ragazze».
«Non possiamo far finta – conclude – che intorno ai nostri ragazzi, che poi diventano giovani e poi diventano uomini, non stiano circolando dei messaggi che mischiano tra loro amore e possesso, gioia e gelosia, passione, controllo, interesse, dipendenza e affetto e diventato un tutt’uno. E quando certi messaggi diventano mentalità possono indurre sofferenze devastanti».
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