L’obiettivo della proposta di delibera in discussione nella commissione urbanistica di Lecce è quello di trasformare la città in un luogo più moderno, efficiente dal punto di vista energetico e con edifici più alti, curati e belli. Il piano, che applica la legge regionale 36/2023 (piano casa), mira a ridurre il degrado urbano e a favorire l’edificazione di residenze più moderne e sostenibili.
Il piano e le modifiche apportate
Nonostante l’intenzione iniziale di presentare la delibera prima, sono passati ormai otto mesi tra correzioni e polemiche. Tuttavia, il progetto è ora pronto, e tra le sue principali caratteristiche ci sono la possibilità di demolire case obsolete per costruire nuovi edifici più alti nelle marine e la possibilità di aggiungere fino a due piani a case già esistenti.
Nel corso dei mesi, il piano ha subito numerose modifiche. Un punto fondamentale riguarda la revisione delle aree interessate, con l’inclusione di zone precedentemente escluse, come quelle di San Pio e alcune marine leccesi. È stato anche corretto un errore nelle mappe che aveva inserito erroneamente alcune aree non appartenenti a Lecce, come Torre Rinalda. Inoltre, sono state sollevate preoccupazioni relative all’esclusione di alcuni immobili a causa di un Piano urbanistico generale (PUG) non ancora approvato.
Le sfide economiche e sociali
Uno dei punti più controversi riguarda gli oneri da pagare al Comune per usufruire degli incentivi volumetrici previsti dal piano. Alcuni consiglieri hanno sollevato la questione dell’accessibilità economica per le persone con risorse limitate. Se da un lato la legge mira a evitare il consumo di suolo incentivando la costruzione in verticale, dall’altro è necessario garantire che anche i cittadini meno abbienti possano approfittare di questa opportunità senza dover affrontare costi insostenibili.
La discussione all’interno della commissione urbanistica è ancora in corso, e ogni punto sarà esaminato per rendere l’attuazione della legge regionale compatibile con le esigenze anche delle residenze popolari, in modo da non escludere chi ha minori possibilità economiche.
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