Il tribunale civile di Lecce ha stabilito un risarcimento di 320.000 euro in favore di una donna vittima di gravi maltrattamenti da parte dell’ex marito. L’uomo, un 65enne residente nel basso Salento, era già stato condannato in via definitiva a 2 anni e mezzo di reclusione per maltrattamenti e lesioni.
La vicenda giudiziaria ha messo in luce un quadro di abusi fisici e psicologici durato dal 2003 al 2009, periodo in cui la donna, anche durante le gravidanze, veniva regolarmente percossa, spesso di fronte ai figli piccoli. Oltre alle violenze fisiche, l’ex marito l’avrebbe costretta a partecipare contro la propria volontà a incontri con scambisti, obbligandola ad avere rapporti sessuali con estranei.
Secondo quanto emerso durante il procedimento civile, la donna ha riportato danni permanenti alla propria salute mentale, certificati da una consulenza medico-legale. Gli esperti hanno accertato uno stato depressivo cronico e irreversibile, aggravato dalla perdita di identità personale e dall’incapacità di autodeterminarsi. Il giudice ha sottolineato che la vittima, ancora oggi, appare profondamente provata, priva di una progettualità esistenziale e incapace di ritrovare un equilibrio emotivo e sociale.
Il risarcimento stabilito dal tribunale è particolarmente significativo rispetto alla prassi consolidata. Nella maggior parte dei casi simili, le somme riconosciute per danni morali e psicologici si aggirano intorno a poche decine di migliaia di euro. In questo caso, invece, il collegio giudicante ha riconosciuto la gravità delle lesioni, sia fisiche che emotive, subite dalla donna, che durante il matrimonio lavorava in condizioni estreme all’interno di un’azienda di concimi, sottoposta a turni massacranti anche durante la gravidanza.
Testimonianze rese in aula da familiari e conoscenti hanno confermato i continui episodi di violenza, documentati anche da segni evidenti sul corpo della vittima. di
Il tribunale ha riconosciuto non solo l’entità delle lesioni ma anche il danno all’immagine e alla dignità personale della donna. Si tratta di una sentenza rara, che apre la strada a nuove riflessioni sulla necessità di adeguare i risarcimenti civili alla gravità effettiva delle violenze subite.
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