Un militare dell’Esercito in servizio presso una caserma di Lecce è stato condannato a tre anni e quattro mesi di reclusione per maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate. L’uomo, 46 anni, residente in un comune della provincia, è stato riconosciuto colpevole di aver instaurato all’interno dell’abitazione un regime di rigida disciplina ispirato ai codici militari, creando un clima di paura e tensione costante per la moglie e i figli.
Secondo quanto emerso nel processo, la situazione sarebbe precipitata a partire dal 2021, quando i comportamenti dell’imputato sarebbero diventati sempre più autoritari e coercitivi, in particolare nei confronti del figlio tredicenne. Al ragazzo sarebbe stato imposto di non tagliare i capelli secondo le mode dei coetanei e di rispettare regole severe anche durante i pasti, che dovevano svolgersi in silenzio, senza l’uso del cellulare e con atteggiamenti di sottomissione. Ogni manifestazione di dissenso o insofferenza avrebbe comportato schiaffi o percosse. In un episodio, il minore, esasperato, avrebbe abbandonato l’abitazione dopo l’ennesima aggressione.
Le ripercussioni sul piano psicologico sarebbero state significative: un marcato calo del rendimento scolastico, l’isolamento sociale e una generale perdita di interesse per la vita quotidiana. Tuttavia, il figlio non sarebbe stato l’unico destinatario delle condotte violente. Anche la moglie, insegnante apprezzata nel suo ambito professionale, avrebbe subito insulti, aggressioni fisiche e continue vessazioni.
Come ricostruito dai Carabinieri nel corso delle indagini, la donna sarebbe stata sistematicamente umiliata e sminuita nelle sue competenze lavorative. Il marito le avrebbe inoltre impedito di ricorrere a collaboratori domestici, pur dovendo conciliare l’attività professionale con la gestione della casa e dei figli, criticandola per ogni decisione economica e accusandola di scarsa parsimonia.
Nonostante la condanna, l’uomo continua a prestare servizio nella caserma, sebbene sia stato allontanato dall’abitazione familiare e non viva più con la moglie e i figli. Nel corso del processo, l’imputato ha negato le violenze fisiche o psicologiche.
Il tribunale ha inoltre disposto il pagamento di una provvisionale: 20.000 euro in favore del figlio minore, 10.000 euro alla moglie e 5.000 euro per ciascuno degli altri tre figli
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