Assoluzione per i medici nel caso del suicidio al Fazzi di Lecce

Il tribunale esclude responsabilità penali per i due neurochirurghi imputati dopo la morte di un paziente nel 2022

Si è chiuso con una sentenza di assoluzione il processo sulla morte di un paziente avvenuta nel dicembre 2022 all’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. Il Tribunale ha stabilito che “il fatto non sussiste”, escludendo responsabilità penali per i due medici del reparto di Neurochirurgia coinvolti nella vicenda.

La decisione è stata presa dalla giudice Annalisa De Benedictis, al termine del procedimento nato dalla denuncia dei familiari della vittima. Determinante anche la posizione della pubblica accusa, che durante il processo aveva già richiesto l’assoluzione. Le motivazioni saranno depositate entro novanta giorni.

I fatti risalgono al 22 dicembre 2022, quando un uomo di 63 anni, residente ad Arnesano, era stato trasferito dall’ospedale di Galatina al “Fazzi” per accertamenti legati a una sospetta massa tumorale. Il paziente presentava anche un quadro di fragilità psicologica, con disturbo depressivo e precedenti intenti suicidari, documentati e comunicati ai sanitari.

Nonostante la terapia farmacologica e le indicazioni di vigilanza, il giorno successivo, il 23 dicembre, intorno alle 13, l’uomo si è lanciato dalla finestra della stanza. La caduta si è rivelata fatale.

Secondo l’accusa iniziale, i medici avrebbero omesso alcune precauzioni fondamentali, tra cui la richiesta di una consulenza psichiatrica e l’adozione di misure preventive specifiche per pazienti a rischio suicidario, come previsto dalle linee guida ministeriali del 2008. Era stata inoltre evidenziata la presunta mancanza di procedure interne dedicate alla gestione di casi simili nei reparti non specialistici.

La difesa ha però fornito una ricostruzione diversa. Il paziente risultava controllato regolarmente dal personale infermieristico, con verifiche ogni quindici minuti, e non aveva manifestato comportamenti tali da giustificare misure restrittive più severe. Si trovava inoltre in reparto esclusivamente per accertamenti oncologici.

Un punto centrale ha riguardato anche la struttura dell’ospedale. Secondo quanto emerso, le norme ministeriali non obbligano le strutture già esistenti a modificare elementi come le finestre, ma impongono tali requisiti solo per edifici di nuova costruzione.

Alla luce di questi elementi, il Tribunale ha escluso che vi siano state condotte negligenti o omissioni determinanti da parte dei medici. La sentenza ha quindi chiarito l’assenza di responsabilità diretta dei sanitari, chiudendo il caso sul piano penale.

Redazione

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