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Il tartufo pugliese, una risorsa in crescita

La Puglia svela il suo potenziale tartufigeno in 7 aree, unendo agricoltura, turismo e gastronomia

Dalla punta settentrionale alla meridionale della Puglia, si stanno mappando sette principali aree tartufigene e non meno di 58 siti, tra habitat naturali e zone di coltivazione. Emerge chiaramente una crescita potenziale nel settore della tartuficoltura, ancora in gran parte inesplorato nella regione.

Queste rivelazioni provengono dall’evento intitolato “Verso una Tartuficoltura Consapevole”, tenutosi recentemente a Bari presso l’Assessorato regionale all’Agricoltura. Si potrebbe dire che questo evento ha segnato l’inizio di una serie di iniziative mirate a stabilire e ampliare la tartuficoltura come una principale attività economica in Puglia.

Giuliano Borgia, vicepresidente dell’ARPT, sottolinea l’innato potenziale tartufigeno della Puglia. Tuttavia, sottolinea l’importanza di trattare la tartuficoltura come una coltivazione regolamentata e supportata da specifiche direttive regionali. Secondo Borgia, l’industria non solo è legata alla coltivazione, ma offre anche opportunità turistiche, come tour attraverso boschi e tartufaie.

Gennaro Sicolo, rappresentante di CIA Agricoltori Italiani di Puglia, vede un futuro luminoso per la tartuficoltura, enfatizzando l’importanza della ricerca come strumento chiave per creare sinergie tra agricoltori, università, associazioni e l’intera regione Pugliese.

Le aree principali di tartuficoltura identificate si estendono da Monti della Daunia a Salento. In particolare, il Salento, recentemente colpito da problematiche olivicole, potrebbe trovare nella tartuficoltura una soluzione per una rinnovata vitalità agricola.

Numerose località pugliesi, come Celenza Valfortore, Biccari e molti altri, sono identificate come luoghi di alta produzione tartufigena. Le varietà dominanti nella regione includono scorzone, bianchetto, uncinato e mesenterico, con scorzone e bianchetto particolarmente apprezzati per le loro qualità gastronomiche.

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