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Tragedia stradale a Torre Specchia: Un giovane albanese perde la vita

Indagini in Corso per Fare Luce sulle Cause dell'Incidente Mortale: tra Perizie Tecniche e Accuse di Omicidio Stradale Aggravato

Un incidente mortale ha tragicamente spezzato la vita di Aldo Gjoka, un giovane di 29 anni originario dell’Albania ma residente a Lecce. Il tragico evento è avvenuto il 7 settembre scorso nei dintorni di Torre Specchia. Attualmente, è in corso un’indagine approfondita per fare chiarezza sulle circostanze e sulle cause che hanno portato a questa fatalità.

La procura ha affidato la responsabilità di condurre l’indagine tecnica all’ingegnere Lelly Napoli, il quale collaborerà strettamente con Antonio Vernaleone, consulente tecnico dell’indagato, e Cristian Scardino, rappresentante della famiglia Gjoka. Si prevede che l’elaborazione della perizia tecnica richiederà un periodo di almeno due mesi.

Al momento, Rezerat Turku, 44 anni, anch’esso di origini albanesi e residente a Otranto, si trova agli arresti domiciliari con l’accusa di omicidio stradale aggravato. Le indagini hanno rivelato che guidava in stato di ebbrezza, sotto l’influenza di cocaina e cannabinoidi, e a una velocità di 120 km/h, ben superiore al limite di 50 km/h imposto per quella strada.

I risultati degli esami tossicologici eseguiti in ospedale hanno confermato la presenza di cocaina e cannabinoidi nel suo organismo. L’incidente è avvenuto quando Turku, alla guida della sua Jaguar, ha perso il controllo del veicolo dopo una curva in via Plutone, invadendo la corsia opposta e scontrandosi con la Yamaha 690 Mtm condotta da Aldo Gjoka. Il giovane è stato violentemente sbalzato dalla moto, finendo nel giardino di una casa vicina, mentre la sua moto è andata a fuoco. Gjoka è morto all’istante a causa delle gravi lesioni subite.

All’arrivo dei soccorritori, il contachilometri della Jaguar segnava ancora 120 km/h e il veicolo presentava evidenti danni nella parte anteriore. Nonostante le gravi condizioni, Turku è sopravvissuto all’impatto, anche se al momento non è in grado di rispondere agli interrogatori. Gli avvocati Nicola Di Bello e Stefano Carlà assistono rispettivamente l’indagato e la famiglia della vittima in questa delicata fase delle indagini

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