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In piazza in bici e a piedi per chiedere strade più sicure

Giornata mondiale in memoria delle vittime della violenza stradale, le manifestazioni a Lecce e in altre sette città italiane

bici protesta

Duemila persone hanno manifestato oggi, domenica, in 8 città italiane (Roma, Milano, Napoli, Trento, Cagliari, Lecce, Modena, Rovigo e Alessandria) per chiedere strade più sicure nelle città italiane, in occasione della Giornata mondiale in memoria delle vittime della violenza stradale, istituita dalle Nazioni Unite nel 1993.

A Lecce, in viale Giovanni Paolo II, questa mattina 100 persone hanno partecipato alla manifestazione creando “strisce pedonali umane” per ricordare tutte le persone investite e uccise in città. In provincia di Lecce, a Zollino, questa mattina 70 persone hanno partecipato alla manifestazione in ricordo delle vittime per il traffico stradale.

A Roma, ai Fori Imperiali, circa 1.000 persone hanno partecipato al flash mob realizzato con un’installazione di grande impatto, composta da un lungo tappeto di scarpe bianche, fiori e candele per ricordare tutte le 174 persone che nella provincia di Roma, dall’inizio dell’anno, sono morte a causa della violenza stradale e per chiedere misure di contrasto dei rischi sulle strade. Nel pomeriggio si è svolta una ciclopedalata fino a Labaro, dove lo scorso 19 ottobre è morto Gabriele Sangineto, studente universitario, travolto da due auto mentre attraversava sulle strisce. Qui 150 persone hanno portato fiori in memoria del giovane morto e hanno appeso un grande striscione con la scritta “Rallenta! Qui attraversano i pendolari – In memoria di Gabriele, 21 – Basta morte in strada”.

A Milano 250 persone questo pomeriggio, al Giardino Aristide Calderini, accanto alla scultura di Arnaldo Pomodoro dedicata alle vittime della violenza stradale, hanno partecipato alla performance artistica per commemorare le persone morte per scontri stradali. A Napoli, in piazzale Tecchio, questa mattina 250 persone hanno partecipato alla KidicalMass, una biciclettata ideata specificatamente per bambini e bambine e le loro famiglie, permettendo loro di vivere davvero la strada e in sicurezza. A Trento, questa mattina, in via Venezia, 80 persone hanno partecipato al presidio all’attraversamento pedonale dove lo scorso 28 settembre una ragazza è morta investita a grande velocità da un motociclista, anche lui deceduto. A Modena questa mattina, in via Emilia Ovest, 50 persone hanno organizzato un flash mob in ricordo delle vittime della strada. Ad Alessandria, questo pomeriggio, al Ponte Cittadella, 50 persone hanno partecipato al presidio in ricordo delle vittime del traffico stradale del territorio. A Rovigo, in piazza Vittorio Emanuele II, oggi 80 persone hanno partecipato alla manifestazione per commemorare le 22 persone morte sulle strade della provincia di Rovigo nel 2022.

A Cagliari, 100 persone hanno partecipato alla manifestazione che si è sviluppato in tre momenti, realizzando “passaggi pedonali umani” sulle strisce pedonali dove sono morte alcune persone, in via Dell’Abbazia, in via Is Mirrionis, in via Cadello.

“Come hanno chiesto tanti cittadini e cittadini oggi – ha dichiarato Stefano Guarnieri, papà di Lorenzo, investito da un automobilista, a Firenze, all’età di 17 anni – è necessario un cambio di mentalità da parte della politica e di chi amministra i Comuni, le Regioni e il Governo nazionale. Gli scontri stradali non sono frutto del caso o del destino, quindi non sono incidenti. Dietro ogni scontro grave ci sono sempre delle scelte e dei comportamenti sbagliati da parte delle persone o delle amministrazioni, come la velocità, la distrazione, “l’angolo cieco” dei TIR, le infrastrutture delle strade (passaggi pedonali, marciapiedi, piste ciclabili, etc) l’abuso di stupefacenti. Questi comportamenti – spiega Guarnieri – possono cambiare se i cittadini e chi governa capiscono che questa è una vera e propria emergenza sociale. Allora la sicurezza stradale diventerà davvero una priorità e non ci limiteremo solo alle “lacrime di coccodrillo” dopo ogni persona investita da un automobilista o un camionista. Serve un intervento integrato e persistente fatto di formazione continua, comunicazione trasparente ed efficace, regole, controlli, sanzioni adeguate, interventi infrastrutturali preventivi, mezzi ed equipaggiamenti più sicuri, si possono salvare tante vite umane”.

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