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La Grotta dei Cervi: Un tesoro nascosto nel cuore del Salento

Un viaggio nella storia e nell'arte neolitica italiana

Molti non sono a conoscenza che, in questo angolo di terra (nel comune di Otranto) fino a poco fa ignoto, si cela un tesoro di inestimabile valore artistico e culturale. Situata in una zona bagnata dalle acque di un mare di un intenso blu cobalto, la Grotta dei Cervi (https://it.wikipedia.org/wiki/Grotta_dei_Cervi_(Otranto)) rimane un segreto ben custodito e di grande valore. Da molti descritta come “il capolavoro neolitico paragonabile alla Cappella Sistina“, da altri, è ritenuta testimone dell’arrivo di Enea, l’eroico personaggio del poema di Virgilio, nel suo viaggio verso l’Italia dopo aver lasciato Troia.

Il 1° febbraio 1970 un team di speleologi, composto da Severino Albertini, Isidoro Mattioli, Remo Mazzotta, Daniele Rizzo ed Enzo Evangelisti, scoprì per caso nell’entrata della Grotta dei Cervi a Porto Badisco. Questa scoperta ha arricchito il Salento di uno dei siti neolitici più significativi d’Europa, famoso per i suoi oltre 3.000 pittogrammi in ocra rossa e residui di guano di pipistrello, che hanno suscitato e continuano a suscitare l’interesse di studiosi internazionali. Raffigurazioni di danze rituali, scene di caccia, simboli misteriosi e anche impronte di mani infantili, preservate per millenni.

La Grotta, purtroppo, è destinata a rimanere inaccessibile per sempre, a meno che non emergano soluzioni tecnologiche capaci di proteggere i pittogrammi dall’umidità e dagli sbalzi di temperatura. La sua esistenza, per quanto sia poco sfruttata, non è meno importante. Nonostante la sua condizione, la Grotta è stata proposta come candidata a diventare patrimonio mondiale dell’umanità dell’UNESCO. Resta lì, silenziosa e inaccessibile, , sta lì come una sentinella solitaria, custode di un destino ingiusto ma glorioso.

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