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Intrecci di criminalità e giustizia a Casarano

Antonio Amin Afendi: Tra droga, omicidi e inchieste antimafia

polizia

L’operazione “La Fortezza”, ha portato alla luce gli intrecci criminali di Casarano e dintorni, rivelando il ruolo chiave di Antonio Amin Afendi nelle organizzazioni locali. La giudice Giulia Proto, con un’ordinanza datata 23 febbraio, ha preannunciato un quadro giuridico complesso e intricato, culminato pochi giorni dopo con l’omicidio di Afendi il 2 marzo.

Afendi, ritenuto erede di Augustino Potenza, si era imposto come capo di una delle due fazioni criminali in competizione. Le accuse contro di lui erano gravi: associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e detenzione/spaccio. Emerge un ritratto di un boss autoritario e strategico, che dirigeva le attività di vendita di droga, imponendo le regole e approvando le iniziative criminali sul territorio.

L’indagine ha disvelato un’operazione complessa: Marco Cimmina, Luca Marco Franza e Mattia Santantonio erano coinvolti in un giro di spaccio di stupefacenti, finanziato da Afendi. La logistica includeva l’uso di un’Alfa Romeo 147 per il trasporto e la distribuzione della droga, con il recupero dei crediti gestito da Afendi e suoi associati.

Parallelamente, un altro gruppo criminale, guidato da Ivan Caraccio e precedentemente coinvolto nell’operazione “Diarchia”, emergeva dall’ombra. Caraccio, considerato una volta un soggetto “inaffidabile” dal suo stesso clan, è finito in carcere assieme a Floriano Chirivì, Marco De Vito, Angelo Moscara e Matteo Toma, segnando un importante colpo alla criminalità organizzata locale.

L’omicidio di Afendi, però, non sembra avere collegamenti diretti con le dinamiche mafiose. L’assassino, Luca Sarcinella, non risulta indagato nell’inchiesta antimafia. Questo omicidio, descritto come premeditato, ha sollevato domande sul movente, specialmente dopo che la giudice Anna Paola Capano ha espresso dubbi sulla credibilità delle dichiarazioni relative ai presunti contrasti con la vittima.

L’analisi dell’autopsia, effettuata dal medico legale Roberto Vaglio, ha confermato che Afendi è stato colpito mortalmente alla gola, al mento e all’addome da una pistola Smith&Wesson calibro 357 magnum. La vicenda di Afendi, così intrecciata con il tessuto criminale di Casarano, offre uno sguardo inquietante sulla realtà della criminalità organizzata e sulle sue implicazioni nella società.

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