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Operazione “Baia Verde”: Esito processo per estorsione nei confronti di una tabaccheria di Lecce

Richieste di condanna per esponenti di clan leccesi e gallipolini: il caso della tabaccheria di via Lupiae

L’operazione “Baia Verde” ha messo in luce una rete criminale, al centro dell’indagine, la tabaccheria di via Lupiae.

Le indagini hanno rivelato la presunta partecipazione di membri dei clan leccesi e gallipolini, accusati di un’azione estorsiva nei confronti dell’ex proprietario della tabaccheria. La vicenda offre uno spaccato della criminalità organizzata che ancora opera nell’area, malgrado i continui sforzi delle autorità.

Tra gli imputati principali, spicca Angelo Padovano, figlio di “Nino Bomba”, per cui la procura ha richiesto 9 anni di reclusione. Roberto Nisi, considerato un boss del crimine locale, si trova di fronte a una richiesta di 12 anni di carcere, mentre per Manuel Prinari, la richiesta è di 10 anni.

Alcuni imputati hanno già ricevuto sentenze irrevocabili. È il caso di Roberto Parlangeli, Gabriele Pellè e Giovanni Parlangeli, tutti con radici a Lecce. In contrasto, Vito Francesco Corallo, l’ex titolare della tabaccheria, è stato assolto, dimostrando la complessità e le sfumature di questo caso.

L’accusa è di estorsione oltre che l’obbligo di cessione del 50% delle quote. Questa richiesta di denaro è stata accompagnata da minacce e intimidazioni, tra cui l’invio di una lettera minatoria, un gesto che sottolinea la pericolosità dei metodi impiegati.

L’attenzione si concentra ora sulla sentenza prevista per il 3 giugno. Le dichiarazioni del titolare della tabaccheria potrebbero essere decisive nel delineare ulteriormente la realtà dietro questo intrigo criminale e influenzare l’esito del processo.

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