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Patto tra le università pugliesi, la presentazione a Lecce

Il ministro Bernini: "L'unico modo per dare un boost di innovazione all'Università, intesa come sistema e come singola realtà territoriale, è seguire i bisogni dei territori"

Questa mattina, in rettorato, si è tenuto il kick-off meeting di presentazione del progetto “Patto territoriale – Sistema universitario pugliese”. Dopo i saluti istituzionali del rettore Fabio Pollice, sono intervenuti il ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ed il presidente ANVUR Antonio Felice Uricchio.

“Dobbiamo dare una consistenza permanente al canale di comunicazione da e per le Università, le imprese e tutti i soggetti che agiscono a livello territoriale, in coordinamento con il Governo nazionale”, ha dichiarato il ministro Anna Maria Bernini. “L’unico modo per dare un boost di innovazione all’Università, intesa come sistema e come singola realtà territoriale, è seguire i bisogni dei territori e delle forze sociali, produttive e del terzo settore che creano comunità. L’Università ha abbattuto tutti i muri e vive nella realtà in cui si colloca e dovrà aprirsi ancora di più. Occorre fare sistema e insieme si fa la formazione del futuro”.

Dopo la presentazione del professor Enrico Ciavolino, responsabile scientifico del Progetto per UniSalento e delegato del rettore alla Promozione e ai finanziamenti per la ricerca, il direttore del Nuovo Quotidiano di Puglia, Rosario Tornesello, ha moderato la tavola rotonda alla quale hanno partecipato i rappresentanti dei cinque atenei pugliesi: Fabio Pollice (rettore dell’Università del Salento), Francesco Cupertino (rettore del Politecnico di Bari), Agostino Sevi (referente scientifico dell’Università di Foggia), Antonello Garzoni (rettore dell’Università LUM “Giuseppe De Gennaro”), Danilo Caivano (responsabile della linea di azione relativa alla progettazione europea dell’Università di Bari).

Dalla tavola rotonda è emersa l’unità di intenti che accomuna i cinque atenei, lo spirito di un Patto che vede le università non in competizione, ma unite nel raggiungimento degli obiettivi comuni, quali il rafforzamento del legame con il territorio e con le imprese, il potenziamento dell’attrattività, l’internazionalizzazione. Il sostegno all’imprenditorialità.

Il dottor Paolo Sciascia, della Direzione Generale degli Ordinamenti della Formazione Superiore e del Diritto allo Studio – Ufficio I Affari generali e coordinamento, ha concluso i lavori manifestando il suo plauso per il concretizzarsi di un Patto che è stato il risultato di una complessa procedura realizzatasi in un clima di totale collaborazione tra gli atenei.

Il meeting di questa mattina ha evidenziato gli obiettivi del Patto tra gli Atenei pugliesi, che intende dunque colmare il divario tra l’offerta di competenze sul territorio e la domanda di profili professionali richiesti dalle organizzazioni per affrontare le transizioni digitali. Le università della regione diventano in tal modo un fulcro unitario per la creazione e il rafforzamento di quelle competenze che possano supportare le aziende con sede in Puglia nei diversi processi di innovazione. Per realizzare tali obiettivi verrà favorito il contatto tra le strutture di ricerca, il mondo produttivo e le istituzioni del territorio al fine di sostenere la ricerca scientifica, diffondendo contestualmente nuove tecnologie con positive ricadute non solo dal punto di vista economico, ma anche sociale, della sostenibilità e della cultura dell’innovazione.

Le attività del progetto mirano a formare due macro-tipologie di profili mirate, rispettivamente, alle organizzazioni che sviluppano soluzioni per il mercato ICT e alle organizzazioni che stanno affrontando una transizione digitale.

Le prime richiedono competenze tecniche per lo sviluppo di prodotti o servizi legati alle soluzioni ICT; le seconde sono volte a declinare le soluzioni tecnologiche in modo funzionale e adatto alle specificità dei singoli settori produttivi. Questa seconda tipologia di profili dovrà avere la capacità di mediare tra competenze STEM e non-STEM (ciò si traduce nella necessità di nuovi profili soft tech che facciano da tessuto connettore tra i comparti ingegneristico-informatici, matematico-statistici e chimico-fisici con i settori delle scienze umani e sociali, dell’economia, della giurisprudenza, delle scienze umanistico-letterarie). Questo aspetto permetterà di ridurre sensibilmente lo skill mismatch, ossia il mancato incontro tra le competenze dei soggetti in formazione e le richieste del mercato. L’identificazione di questi due profili coprirà anche le esigenze di quelle aziende che non hanno necessità di un profilo puramente tecnico, ma piuttosto di esperti di settore che supportino l’adozione mirata delle soluzioni tecnologiche.

I cinque atenei hanno definito dunque un insieme di strategie verticali (su temi specifici) e orizzontali (integranti i diversi temi) per venire incontro alle diverse esigenze del territorio, rappresentato dalla moltitudine di imprese ed enti pubblici o privati, e alle varie modalità con cui tali organizzazioni interpretano e realizzano il concetto di transizione digitale.

Le strategie verticali riguardano, principalmente, i settori del turismo digitale (Work Package 2 – WP2), della mobilità sostenibile (WP3), delle biotecnologie (WP4), e della gestione della sicurezza di infrastrutture critiche (WP5). Le strategie orizzontali fungono da terreno comune da cui partire per un’evoluzione radicale e sistemica dell’alta formazione per sostenere nel tempo i processi di innovazione e, soprattutto, per favorirne l’evoluzione. La prima attività orizzontale riguarda lo sviluppo di un sistema integrato di gestione delle attività e delle risorse per la formazione interdisciplinare e orientata alle esigenze del lavoro e della società; ciò si traduce in uno spazio digitale (piattaforma digitale Open Apulian University) e fisico (Centro interateneo per il knowledge transfer) volti alla generazione di impatto per il territorio (WP1).

I contenuti che alimenteranno e renderanno vivi tali spazi saranno prodotti tanto nelle attività verticali quanto in quelle orizzontali attraverso il rafforzamento dei percorsi pre-laurea, laurea e post-laurea. Le attività che produrranno tali contenuti inseriscono sia le scuole superiori che le università nella stessa logica del “ciclo di vita dell’education”, che contempla l’unione di Ricerca, Formazione e Innovazione. I percorsi pre-laurea partono dall’orientamento in entrata (WP6, Task 1), con una struttura dedicata al coordinamento alla facilitazione delle collaborazioni tra laboratori di ricerca, istituti secondari superiori e organizzazioni del territorio, includendo anche l’attrazione di nuovi talenti dal bacino del Mediterraneo. Il rafforzamento delle lauree STEM prevede l’istituzione di nuovi corsi di laurea e curricula, in aggiunta ai corsi di laurea previsti nei WP verticali. I corsi di laurea denominati soft tech integreranno competenze STEM con discipline non-STEM.

Anche il post-lauream sarà potenziato, sia nei WP verticali quanto in un insieme di attività dedicate (WP7), con l’istituzione di master universitari e corsi di perfezionamento definiti e svolti in piena sinergia con aziende ed enti, a partire dai loro bisogni, attraverso apprendistati e tirocini in azienda per il learning on the job.

Tali iniziative verranno attuate secondo una governance che vede i contributi congiunti del Politecnico di Bari, dell’Università degli Studi di Bari, dell’Università di Foggia, dell’Università LUM “Giuseppe Degennaro” e dell’Università del Salento, coordinati da quest’ultima. Gli atenei agiranno insieme agli stakeholder, ossia le organizzazioni del territorio interessate a rafforzare o creare i legami con gli atenei, in modo che anche le giovani ricercatrici e ricercatori siano accompagnati nell’integrazione con il territorio, facendo uso mirato di iniziative (ad esempio, dottorati industriali e innovative) e azioni votate al trasferimento tecnologico.

Il Patto rappresenta in sintesi l’opportunità per impiantare i semi di un ecosistema nel quale si possano realizzare concretamente le attuali potenzialità del territorio pugliese. Tali potenzialità, insieme a condizioni socio-economiche, istituzionali, e culturali favorevoli, potranno rendere la Puglia l’incubatore di sviluppo dell’ICT del Mediterraneo, dove la tecnologia fungerà da supporto e alimento, ma i fulcri sono e resteranno, l’individuo, la società del presente e quella del futuro.

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