Due furti sacrileghi sono stati registrati nelle cappelle dell’ospedale di Lecce, dove sono stati sottratti calici, una pisside con ostie consacrate e altri oggetti liturgici.
Nelle ultime ore, due episodi di furto sacrilego hanno sconvolto l’ospedale di Lecce. Il primo è stato denunciato sabato pomeriggio da don Gianni Mattia, che ha segnalato la sottrazione di tre calici dalla cappella dell’ospedale. Poco dopo, è emersa la notizia di un secondo furto nella cappella del Polo oncologico “Giovanni Paolo II” del Fazzi, dove sono stati rubati una pisside contenente ostie consacrate, una patena e una teca.
I dettagli del furto
I ladri sembrano aver manipolato una telecamera presente nell’area, ma non funzionante, prima di compiere i furti. Non è ancora chiaro quale dei due episodi sia avvenuto per primo o se siano stati compiuti dalle stesse persone. In ogni caso, il furto di ostie consacrate rappresenta un atto ritenuto gravissimo dalla comunità ecclesiale, andando oltre il valore materiale degli oggetti rubati.
Già nel gennaio scorso, un episodio simile aveva colpito la comunità di Lecce, quando ignoti avevano forzato il tabernacolo nella chiesa del Carmine, rubando le specie consacrate. Anche in quell’occasione, l’arcivescovo Michele Seccia aveva espresso la sua condanna, sottolineando che tali atti comportano la scomunica latae sententiae.
Le parole dell’arcivescovo Seccia
Anche in questo caso, l’arcivescovo Michele Seccia ha ribadito la gravità del gesto, parlando di un atto profanatorio che colpisce profondamente la comunità cristiana. Ha inoltre annunciato una messa riparatoria che si terrà domani, 10 settembre, nella cappella del Polo oncologico, luogo del secondo furto, e ha disposto che in tutte le chiese della diocesi venga celebrata una messa di riparazione con l’adorazione eucaristica.
L’arcivescovo ha anche lanciato un appello ai ladri, invitandoli a riflettere sui propri gesti e a pentirsi. “Con la vostra condotta – ha detto Seccia – avete tentato di spegnere il barlume di speranza di coloro che si recano ogni giorno davanti al Santissimo Sacramento per cercare conforto nelle loro sofferenze.”
Un atto gravissimo per la comunità
L’atto di sottrarre le ostie consacrate è considerato uno dei crimini più gravi dalla Chiesa, in quanto rappresentano il corpo di Cristo. Il furto di oggetti liturgici, seppur dal valore materiale modesto, assume dunque un significato profondamente sacrilego, suscitando l’indignazione e il dolore della comunità religiosa.
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