Un 46enne leccese è stato condannato a cinque anni di reclusione per aver aggredito il presunto amante della sua compagna, accusato di lesioni gravi ma assolto dall’accusa di sfregio permanente al viso. L’episodio risale al 1° giugno 2020.
L’aggressione ebbe luogo prima in casa e poi in strada, culminando in un violento scontro fisico a cui avrebbe partecipato anche un complice di G.T., la cui posizione, tuttavia, non è stata oggetto di un esame approfondito. Nonostante la gravità dell’aggressione, i giudici hanno assolto l’imputato dall’accusa di sfregio permanente, reato che avrebbe potuto configurarsi come “lesioni gravissime” e comportare una pena più severa.
Nel corso del processo, la difesa dell’imputato, ha puntato l’attenzione su un elemento chiave: l’assenza di documentazione medica che certificasse in modo chiaro le fratture e le lesioni subite dalla vittima. Nonostante questo vuoto nella ricostruzione dell’evento, i giudici hanno emesso la condanna, rigettando le tesi difensive e confermando la gravità delle azioni commesse dall’imputato.
Il giudizio è stato accompagnato da una provvisionale di 20.000 euro in favore della parte civile. Tuttavia, rimangono ancora aspetti irrisolti della vicenda: l’imputato dovrà affrontare un ulteriore processo a novembre per l’accusa di tentata estorsione, accusa che è stata stralciata da questo procedimento e che verrà discussa separatamente.
Il procedimento non si è concluso con questa sentenza, l’imputato dovrà tornare in tribunale per affrontare l’accusa di tentata estorsione, la cui discussione è prevista per novembre. Il quadro delle responsabilità, dunque, non è ancora completamente chiaro, e nuovi dettagli potrebbero emergere nella prossima fase del processo.
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