Condannato l’ex presidente di Omfesa per bancarotta fraudolenta

Ennio Pietro De Leo condannato a 4 anni. Prescrizione per il figlio Gianluca e Giuseppe Pacchioni

Si è concluso nella serata di ieri il processo legato alla gestione della società Omfesa – Officine meccaniche e ferroviarie del Salento, dichiarata fallita dal tribunale civile di Lecce il 25 marzo 2013. La sentenza, emessa dalla seconda sezione penale del tribunale di Lecce, ha stabilito una condanna a quattro anni di reclusione per bancarotta fraudolenta nei confronti di Ennio Pietro De Leo, ex presidente del consiglio di amministrazione della società e figura nota nella politica locale.

L’inchiesta, condotta dalla sostituta procuratrice Giovanna Cannarile, ha evidenziato che De Leo, in qualità di presidente e direttore generale di Omfesa per un decennio, avrebbe alterato i bilanci societari tra il 2006 e il 2011. In quegli anni, la situazione economica reale veniva mascherata da bilanci che mostravano utili inesistenti, consentendo così al dirigente di attribuirsi compensi straordinari per circa 1 milione e 140mila euro, sottraendo fondi alla società a danno dei creditori.

La giudice Bianca Maria Todaro, presidente della corte, ha inflitto all’imputato ulteriori misure accessorie: l’interdizione dall’attività imprenditoriale per quattro anni e l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni.

Un secondo filone processuale ha coinvolto anche Gianluca De Leo, avvocato e figlio dell’ex presidente, e Giuseppe Pacchioni, entrambi accusati in relazione alla cessione di un terreno adiacente allo stabilimento Omfesa alla società “Parfe”.

Secondo quanto emerso in aula, i due coimputati ricoprivano il ruolo di legali rappresentanti della “Parfe” in due momenti distinti: Gianluca De Leo dal 2004 al 2012 e Giuseppe Pacchioni dal luglio 2012. La Procura aveva richiesto per entrambi una condanna a due anni e mezzo di reclusione, ma il decorso del tempo ha impedito che si arrivasse a una sentenza nel merito.

Redazione

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