Non sussiste alcun reato ambientale per la realizzazione del gasdotto Tap nel tratto finale salentino. Il Tribunale di Lecce ha assolto con formula piena la società Tap e i 18 imputati, tra cui dirigenti e responsabili tecnici, che erano stati accusati a vario titolo di gravi reati ambientali, edilizi e paesaggistici.
La sentenza, emessa dalla giudice Valeria Panìco, ha messo fine a un processo lungo e molto dibattuto che aveva visto contrapposti da un lato comitati locali, ambientalisti e cittadini preoccupati per l’impatto del gasdotto sul territorio, e dall’altro i vertici dell’azienda e i tecnici coinvolti nei lavori.
Le accuse principali riguardavano il deturpamento di bellezze naturali, il danneggiamento ambientale, la violazione delle norme edilizie e l’inquinamento. Tuttavia, secondo il Tribunale, non sono emersi elementi sufficienti per dimostrare che tali condotte siano state compiute, né che abbiano prodotto un danno reale e quantificabile all’ambiente salentino.
Particolare rilievo ha assunto la posizione di otto imputati per i quali il pubblico ministero, Alessandro Prontera, aveva chiesto la condanna limitatamente al reato di inquinamento ambientale. Anche in questo caso, però, la giudice ha pronunciato l’assoluzione piena, sottolineando che il fatto contestato “non sussiste”.
Durante le indagini, erano stati esaminati documenti tecnici, relazioni ambientali e testimonianze di esperti, ma la documentazione fornita non ha convinto il Collegio giudicante circa la responsabilità penale degli imputati. Il gasdotto Tap, che trasporta gas naturale dall’Azerbaigian all’Europa passando per la Puglia, era stato oggetto di proteste sin dalle prime fasi dei lavori.
Le reazioni alla sentenza non si sono fatte attendere. I legali degli imputati hanno espresso soddisfazione per una decisione che, a loro dire, restituisce dignità professionale ai manager coinvolti e conferma la correttezza dell’operato della società Tap. D’altra parte, gli attivisti contrari al progetto hanno espresso delusione, sottolineando come la sentenza non cancelli l’impatto sociale e ambientale percepito dalla popolazione locale.
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