Una lunga serie di presunti maltrattamenti domestici causata da un uomo di 47 anni è finita sotto la lente della magistratura salentina. Ora l’uomo è ufficialmente indagato per maltrattamenti in famiglia aggravati. Al centro dell’inchiesta ci sono le testimonianze delle due figlie, oggi adolescenti, ma all’epoca dei fatti entrambe minorenni.
Il procedimento penale è coordinato dalla pm Erika Masetti, appartenente al pool specializzato in reati legati ad abusi e violenze. Un primo momento chiave si è svolto nei giorni scorsi davanti al gip Angelo Zizzari, con l’incidente probatorio richiesto per acquisire in forma protetta la testimonianza della figlia maggiore, da poco divenuta maggiorenne. La ragazza ha raccontato, in un contesto protetto, anni di soprusi e percosse subiti all’interno delle mura domestiche, fin da quando era bambina.
“Due ciccione”, “handicappata”, “mongola”: questi gli epiteti con cui il padre avrebbe quotidianamente insultato le figlie. Ma agli insulti si sarebbero aggiunte le botte. Secondo quanto emerso dall’inchiesta, le punizioni fisiche includevano cinghiate, l’uso di un rastrello, e persino la rottura di una scopa sulle gambe della figlia maggiore. Episodi che, riferisce la giovane, si sarebbero verificati soprattutto durante le uscite in campagna, dove la famiglia si recava per raccogliere le olive.
La violenza, però, non si sarebbe limitata ai figli. Anche la madre sarebbe stata oggetto di aggressioni e intimidazioni, in un contesto familiare che la ragazza ha descritto come caratterizzato da paura e silenzio. Nessuno, per anni, avrebbe trovato la forza di denunciare. Nessun intervento del 118, nessuna chiamata alle forze dell’ordine, nonostante i segni evidenti delle violenze.
La svolta è arrivata a ridosso della maggiore età della figlia maggiore, quando la giovane ha iniziato ad aprirsi con le psicologhe scolastiche. Le sue confidenze hanno avviato una catena di segnalazioni, che dalla scuola sono passate ai servizi sociali, fino a giungere in Procura. Il fascicolo aperto ha portato al coinvolgimento diretto del padre e al trasferimento delle due ragazze in una comunità protetta, dove si trovano tuttora.
La posizione dell’indagato resta sotto esame. L’uomo, difeso dagli avvocati Luca Puce e Tony Indino, si dichiara completamente estraneo ai fatti e pronto a dimostrare la propria innocenza nel corso delle indagini preliminari. Gli inquirenti, intanto, proseguono con l’acquisizione di prove e testimonianze, in attesa di valutare eventuali misure cautelari.
Seguici su
Aggiungi leccetomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.