Si è conclusa con un’assoluzione piena la vicenda giudiziaria che ha coinvolto Giuseppe Caracciolo, magistrato civile della Corte di Cassazione e attuale presidente della Corte di giustizia tributaria di Venezia, e Pasqua Biondi, ex poliziotta in pensione. La Corte d’Appello di Lecce ha infatti riformato la sentenza di condanna emessa in primo grado, assolvendo entrambi con la formula “perché il fatto non sussiste”.
L’inchiesta era nata nel 2016 dopo alcune segnalazioni dei residenti del centro storico di Lecce, che avevano riferito di un continuo via vai di uomini in un appartamento di proprietà di Caracciolo, affittato a giovani donne straniere. Secondo gli investigatori, alcune inquiline, in prevalenza romene, avrebbero utilizzato l’abitazione per incontri a pagamento pubblicizzati su siti specializzati.
La coppia era stata inizialmente processata per sfruttamento della prostituzione, accusa ritenuta infondata. Successivamente era stata contestata l’ipotesi di favoreggiamento della prostituzione, per la quale era arrivata una prima condanna in abbreviato a un anno di reclusione con pena sospesa.
Quel verdetto fu però annullato dalla Corte d’Appello nel dicembre 2020 per un vizio procedurale, poiché l’accusa non era stata formalmente contestata dal pubblico ministero. Gli atti tornarono quindi alla Procura e il procedimento riprese con un nuovo rinvio a giudizio.
Durante tutto l’iter processuale Caracciolo e Biondi hanno sempre sostenuto la propria estraneità ai fatti. Una tesi accolta dai giudici d’appello che, accogliendo le argomentazioni della difesa rappresentata dall’avvocato Ladislao Massari, hanno pronunciato l’assoluzione definitiva, mettendo fine a una vicenda giudiziaria durata quasi dieci anni.
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