Condanna confermata e nuovo arresto: preparatore atletico di Supersano di nuovo accusato di violenza sessuale

Il 50enne era già stato riconosciuto colpevole per fatti risalenti al 2021. Una nuova denuncia presentata da una giovane aspirante militare ha portato all'emissione della misura cautelare in carcere.

Emanuele Sanapo, preparatore atletico cinquantenne di Supersano, è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale. La custodia cautelare in carcere, disposta dal gip Francesco Valente, è scattata a seguito della denuncia di una diciottenne che si era rivolta a lui per preparare le prove fisiche di accesso alla Marina Militare.

Si tratta del secondo arresto per l’allenatore, già condannato in passato per lo stesso reato. In primo grado, con rito abbreviato, gli erano stati inflitti tre anni di reclusione, oltre alle pene accessorie e al risarcimento delle parti civili. Successivamente, il 26 marzo 2026, la Corte d’Appello ha ridotto la pena a due anni con sospensione condizionale nell’ambito di un concordato, a fronte dell’ammissione di responsabilità e del risarcimento integrale alle vittime. Quel precedente riguardava una diciassettenne che seguiva un corso individuale per i concorsi nelle forze di polizia; secondo l’accusa, tra maggio e ottobre 2021 l’uomo avrebbe sfruttato allenamenti e massaggi post-esercizio per palpeggiarla in quattro distinte occasioni.

I fatti al centro del nuovo provvedimento risalgono allo scorso 11 luglio. Stando a quanto ricostruito dai carabinieri di Ruffano, la giovane si era recata nello studio del preparatore per completare la documentazione d’iscrizione al concorso. In quel contesto, l’uomo le avrebbe chiesto di spogliarsi per scattarle alcune fotografie, sostenendo servissero per valutazioni fisiche da sottoporre a un medico. Conclusa questa fase, mentre la ragazza gli sedeva accanto per visionare i test concorsuali, sarebbero iniziati gli approcci indesiderati. Nonostante i reiterati rifiuti, il coach avrebbe cercato di abbracciarla e baciarla sul collo, arrivando a pretendere un atto sessuale contro la volontà della giovane, rimasta paralizzata dal terrore.

A supporto dell’impianto accusatorio, gli investigatori hanno acquisito screenshot e chat private che documentano i contatti tra i due e i successivi tentativi dell’uomo di incontrare nuovamente la ragazza.

Nel verbale, la diciottenne ha confidato di aver esitato a denunciare per timore di ritorsioni sul proprio futuro e sulla famiglia. Ha descritto un profondo stato d’ansia e di oppressione avvertito fin dal suo arrivo nello studio, raccontando di essersi “irrigidita” e “bloccata” dalla paura («Volevo sparire») di fronte a una figura percepita come influente per via delle conoscenze vantate.

L’inchiesta resta in corso per chiarire ogni dettaglio della vicenda, fermo restando il principio di presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.

Redazione

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