Sanità carceraria nel caos a Lecce: 29 detenuti denunciano carenze a “San Nicola”

Nel carcere leccese esplode il caso dell’infermeria: mancano medici, farmaci e sorveglianza

carcere

Al carcere di “San Nicola” di Lecce, ventinove detenuti hanno formalmente presentato un esposto alla magistratura, per carenze sanitarie ,segnalando condizioni che – a loro dire – violerebbero i diritti costituzionali fondamentali. Il documento, mette sotto accusa il sistema sanitario interno dell’istituto penitenziario, in particolare il reparto di infermeria.

Secondo i firmatari dell’esposto, l’emergenza maggiore risiederebbe nell’accesso inadeguato alle cure mediche, aggravato da una serie di disfunzioni logistiche e organizzative. Denunciano, tra le altre cose, l’assenza di un presidio medico-infermieristico fisso attivo 24 ore su 24, nonostante la struttura ospiti oltre 1.300 detenuti. In infermeria opererebbe un solo medico per tutto l’istituto, mentre gli infermieri sarebbero costretti a coprire più reparti contemporaneamente.

La situazione è considerata “insostenibile” soprattutto in seguito a tre decessi registrati recentemente nel reparto. A questi si aggiunge la gestione – ritenuta inadeguata – di un focolaio di tubercolosi scoppiato ad aprile: dodici i casi confermati, due i ricoveri ospedalieri, due gli agenti infettati, e diversi detenuti trasferiti in isolamento sanitario. Nonostante la consegna di mascherine anticovid il 5 aprile, le attività all’aperto continuerebbero senza alcuna separazione dei soggetti positivi, esponendo detenuti, agenti e visitatori al rischio di contagio.

Un’altra delle criticità sottolineate riguarda la mancanza di strumenti essenziali per la richiesta di aiuto, come citofoni e campanelli nelle celle, costringendo i detenuti a fare affidamento sui compagni di detenzione per richiamare l’attenzione degli agenti in caso di emergenza sanitaria; oltre a gravi ritardi nell’erogazione dei farmaci prescritti e la registrazione fittizia di visite mediche mai effettuate, come si evincerebbe dai diari clinici da loro stessi richiesti in copia.

Altro punto critico è la mancata osservanza delle 8 ore minime giornaliere di apertura delle celle, previste per legge; inoltre, non sarebbero previste attività di istruzione o formazione, contribuendo ad aggravare l’alienazione.

Il diritto alla salute, garantito dall’articolo 32 della Costituzione, è il fulcro delle rivendicazioni. I detenuti sottolineano come la loro richiesta non sia individuale, ma collettiva, una battaglia di principio a tutela della dignità umana e del rispetto dei dettami costituzionali.

Redazione

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