Protesi difettose all’anca, maxi risarcimento ottenuto a Lecce

Il Tribunale condanna Ministero della Salute, Depuy e Asl per impianti pericolosi installati senza adeguata informazione alle pazienti

Tar

Un importante successo legale è stato conseguito dal team di Legaliter.it, composto dagli avvocati Piero Mongelli, Luisa Carpentieri, Cristian Marchello e dallo psicologo clinico Alessandro Calvo. Il Tribunale di Lecce ha riconosciuto un significativo risarcimento danni a due donne che, tra il 2007 e il 2008, si erano sottoposte a interventi di protesi all’anca presso l’ospedale cittadino.

La decisione, firmata dal giudice Gianluca Fiorella, ha ritenuto fondate le istanze avanzate dalle pazienti. Secondo il Tribunale, vi sono state gravi responsabilità condivise da più soggetti: il Ministero della Salute per i controlli omessi, Depuy International Limited per la produzione e la commercializzazione delle protesi difettose e la Asl di Lecce per averle impiantate senza fornire un’adeguata informativa.

Al centro del caso vi sono le protesi metallo-metallo collegate ai sistemi di rivestimento Depuy ASR e ASR XL, ritirate dal mercato nel 2010 poiché considerate pericolose per la salute. Tali dispositivi avevano mostrato rischi elevati per i pazienti, con conseguenze cliniche e legali di ampia portata.

La pronuncia si fonda sull’applicazione della normativa a tutela dei consumatori, valorizzando il diritto alla sicurezza e alla corretta informazione sanitaria. Il Tribunale ha sottolineato l’obbligo delle istituzioni e delle aziende coinvolte di garantire controlli accurati e trasparenti per evitare l’impianto di dispositivi non conformi agli standard di sicurezza.

Al momento, la sentenza è stata impugnata ed è ora al vaglio della Corte d’Appello di Lecce. Tuttavia, la decisione di primo grado rappresenta un precedente di rilievo per le cause legate ai dispositivi medici difettosi, con possibili ripercussioni su altri procedimenti in corso.

Il risarcimento ottenuto dalle due pazienti non ha soltanto un valore economico, ma costituisce anche un riconoscimento delle violazioni subite e un monito per le strutture sanitarie e le aziende produttrici, chiamate a rafforzare i controlli e le procedure di sicurezza.

Redazione

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