Diventa legge il prolungamento del fermo biologico per la pesca del riccio di mare in Puglia fino al 30 giugno 2029, una misura che consolida il percorso di tutela della specie già avviato negli anni precedenti.
La decisione arriva dopo l’approvazione del testo in Consiglio regionale nella seduta di martedì, con due voti contrari. La normativa rafforza quanto già stabilito nel 2023, quando la Regione aveva introdotto un primo stop triennale alla raccolta e commercializzazione del riccio nelle acque pugliesi.
Il provvedimento era stato originariamente promosso su iniziativa del consigliere regionale Paolo Pagliaro e successivamente confermato dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 16 del 2024, dopo l’impugnazione del governo.
La misura si inserisce nel quadro delle politiche della Regione Puglia, che punta a bilanciare tutela ambientale e sostenibilità economica del comparto ittico.
Monitoraggi e tavolo tecnico: il nuovo modello di gestione
Il nuovo impianto normativo nasce da un lavoro congiunto che ha coinvolto enti scientifici e istituzioni come Università del Salento, ARPA Puglia, Direzione marittima, Guardia di Finanza, associazioni di categoria e rappresentanze del settore pesca.
Le analisi condotte nei primi tre anni hanno evidenziato segnali di recupero della specie, soprattutto nelle fasce più mature, anche se non ancora sufficienti a dichiarare completato il processo di ripopolamento. Restano inoltre criticità legate alla pesca abusiva e alla vendita illegale del prodotto.
Per questo la legge introduce un sistema permanente di monitoraggio scientifico e un tavolo tecnico con istituzioni, enti di ricerca e operatori del settore, oltre alla possibilità di attivare sperimentazioni di prelievo contingentato riservate ai pescatori autorizzati.
Sindacati: sì alla legge, ma servono tutele economiche
Le organizzazioni sindacali del comparto agroalimentare esprimono un giudizio positivo sull’impianto della riforma, pur chiedendo interventi concreti a sostegno dei lavoratori.
La FAI CISL Puglia e la FAI CISL Lecce sottolineano la necessità di accompagnare il fermo con misure economiche e di controllo efficaci. Secondo il segretario regionale Antonio La Fortuna, il fermo è utile solo se associato a un sistema rigoroso di contrasto all’illegalità e a ristori tempestivi per le marinerie.
Nel suo intervento ha dichiarato:
“Condividiamo la necessità di basare le scelte future su evidenze scientifiche indiscutibili”, ma il fermo “è uno strumento utile solo se accompagnato da una lotta spietata all’illegalità e da un sistema di ristori economico immediato ed efficace”.
I sindacati chiedono inoltre un rafforzamento dei controlli lungo tutta la filiera, compresa la ristorazione, per evitare che il prodotto illegale continui a circolare penalizzando gli operatori regolari.
Il ruolo delle marinerie e la difesa del lavoro
Dal territorio salentino, la FAI CISL Lecce ribadisce la centralità delle marinerie locali nella tutela dell’ecosistema marino. Il segretario generale Gianluigi Visconti ha evidenziato:
“Nell’immaginario comune queste figure vengono spesso descritte come i predatori del mare; la realtà è esattamente l’opposto: i pescatori regolari sono i custodi dell’ecosistema marino, i primi a volerne la salvaguardia”.
L’organizzazione chiede che i pescatori possano essere coinvolti anche nelle attività di monitoraggio scientifico e ripopolamento, con il riconoscimento del loro ruolo economico e professionale.
La posizione della CGIL: sostenibilità e legalità insieme
Anche la FLAI CGIL Puglia accoglie favorevolmente il provvedimento, sottolineando come tutela ambientale e lavoro non debbano essere considerati obiettivi contrapposti.
Secondo il segretario generale Antonio Ligorio, la legge rappresenta un passo nella giusta direzione perché rafforza il monitoraggio scientifico, il contrasto alla pesca illegale e il coinvolgimento degli operatori del settore.
Attuazione decisiva per l’efficacia della riforma
Il punto cruciale, ora, sarà la fase di attuazione: ristori economici adeguati, controlli effettivi, tracciabilità della filiera e rapidità nell’eventuale avvio di prelievi sperimentali saranno determinanti per garantire l’equilibrio tra tutela della biodiversità e sostenibilità del lavoro.
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