Il comparto olivicolo italiano sta vivendo una delle crisi più gravi della sua storia recente. Nei giorni scorsi Confagricoltura ha lanciato un appello, segnalando che le transazioni di olio extravergine di oliva italiano sono pressoché ferme, mentre le giacenze restano elevate e i prezzi riconosciuti alle imprese compressi. Inoltre, i costi di produzione, trasformazione, stoccaggio e finanziamento, rimangono insostenibilmente elevati.
Confagricoltura Unapol e Assofrantoi sono tornati a rinnovare la richiesta di attivare con urgenza misure straordinarie per dare risposte capaci di garantire liquidità, sostenere il credito, alleggerire il peso finanziario delle aziende e consentire loro di affrontare la prossima campagna.
Una situazione particolarmente grave in Puglia e Calabria, dove le Regioni hanno chiesto il riconoscimento dello stato di crisi del comparto. Molti frantoi operano infatti con i depositi ancora pieni e con gravi difficoltà di accesso al credito. Il rischio concreto è che la prossima raccolta si trasformi in una crisi senza precedenti, con pesanti ripercussioni economiche e occupazionali lungo tutta la filiera.
L’olivicoltura italiana – hanno ricordato Confagricoltura Unaprol e Assofrantoi – rappresenta un patrimonio economico, ambientale e sociale del Paese. Lasciare sole le aziende, in questo momento, significa mettere a rischio anche le decine di migliaia di posti di lavoro del comparto, uno dei simboli più rappresentativi del Made in Italy agroalimentare. E per questo va tutelata.
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