Grotta Romanelli, scoperta a Castro: fu anche luogo di sepolture medievali

Uno studio del Cedad dell’Università del Salento e della Sapienza rivela il riutilizzo funerario del sito simbolo del Paleolitico mediterraneo

La Grotta Romanelli di Castro continua a svelare nuovi capitoli della sua lunga storia. Uno studio pubblicato sul Journal of Anthropological Sciences ha infatti evidenziato che il celebre sito del Salento, conosciuto soprattutto per la sua importanza nel quadro del Paleolitico mediterraneo, venne frequentato anche molti secoli più tardi con una funzione completamente diversa: quella di luogo di sepoltura.

La scoperta nasce dalla collaborazione tra il Cedad (Centro di fisica applicata, datazione e diagnostica) dell’Università del Salento e la Sapienza Università di Roma, attraverso un progetto di ricerca che ha unito competenze archeologiche, antropologiche e scientifiche.

Le analisi al radiocarbonio sui resti di tre individui

Per la prima volta sono stati sottoposti a datazione diretta al radiocarbonio i resti scheletrici di tre persone ritrovate nella grotta nei primi decenni del Novecento e oggi conservate presso il Museo di antropologia della Federico II di Napoli.

Gli esperti del Cedad — il direttore Lucio Calcagnile, insieme a Marisa D’Elia, Giorgio Carbone e Gianluca Quarta — hanno utilizzato la tecnica della spettrometria di massa con acceleratore (Ams) per stabilire con maggiore precisione il periodo storico a cui risalgono i reperti.

I risultati hanno collocato la sepoltura dell’individuo adulto in un arco temporale compreso tra il 1302 e il 1411 dopo Cristo. I resti dei due bambini, invece, sono stati datati rispettivamente tra il 1423 e il 1455 e tra il 1435 e il 1489.

Le analisi confermano quindi che la grotta, dopo essere stata un punto di riferimento per le comunità preistoriche, venne riutilizzata anche in epoca medievale per pratiche funerarie.

Una ricerca multidisciplinare apre nuovi interrogativi

Lo studio è stato condotto da un gruppo interdisciplinare coordinato da Raffaele Sardella della Sapienza Università di Roma, responsabile delle attività di scavo nella Grotta Romanelli dal 2015.

La scoperta rappresenta un elemento inedito nella conoscenza del sito e apre nuove domande agli studiosi. Restano infatti da chiarire le ragioni che portarono alla deposizione dei tre individui all’interno della grotta e se, oltre ai resti già analizzati, possano esistere altre sepolture ancora da individuare.

I prossimi approfondimenti saranno orientati allo studio delle ossa per raccogliere ulteriori informazioni sulla vita degli individui, attraverso la ricerca di eventuali tracce di patologie, traumi o altri indicatori biologici utili alla ricostruzione del loro passato.

Il valore della tecnologia per il patrimonio archeologico

Il direttore del Cedad, Lucio Calcagnile, ha sottolineato l’importanza della ricerca come esempio di applicazione dell’innovazione scientifica alla valorizzazione del patrimonio culturale.

Calcagnile ha spiegato che lo studio dimostra come una struttura di ricerca internazionale possa contribuire concretamente alla conoscenza storica e archeologica del territorio, mettendo le tecnologie più avanzate al servizio dell’interpretazione di luoghi simbolici come la Grotta Romanelli.

La nuova scoperta aggiunge dunque un ulteriore tassello alla storia di uno dei siti archeologici più importanti del Mediterraneo, confermando come la grotta di Castro sia stata protagonista di differenti fasi della presenza umana nel corso dei millenni. A riportarlo è LeccePrima.

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