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Rifiuta il licenziamento e dirige minacce mortali al suo datore, dipendente giudicato colpevole di stalking.

Atti di intimidazione e molestie sia al suo ex datore di lavoro che ai suoi familiari.

In seguito al rifiuto di un licenziamento, un dipendente ha iniziato una serie di minacce verso il suo ex datore di lavoro, causandogli una crescente preoccupazione. Questo episodio è avvenuto a Sogliano Cavour, Lecce. L’ex dipendente, P.T., 67 anni, non ha esitato a mettere in atto comportamenti intimidatori, nonostante tutte le questioni tra lui e il suo ex datore di lavoro fossero state risolte.

Le minacce e le molestie sono culminate con dichiarazioni come “Ti uccido”, suggerendo anche che il datore di lavoro avesse una relazione inappropriata con un membro dello staff. La controversia ha avuto inizio alla fine di ottobre 2016 quando il dipendente è stato licenziato, decisione che non ha accettato.

Ha quindi intrapreso non solo azioni legali, ma anche una serie di atti di intimidazione e molestie sia al suo ex datore di lavoro che ai suoi familiari. Questi atti comprendevano messaggi intimidatori inviati attraverso diverse piattaforme digitali, insinuando anche possibili problemi legali e fiscali per l’azienda.

L’ex dipendente ha persino confidato a un socio la sua intenzione di nuocere gravemente all’ex datore di lavoro e di destabilizzarlo sia economicamente che emotivamente. Nonostante la risoluzione di tutte le questioni pendenti, il datore di lavoro ha sentito la necessità di prendere ulteriori misure legali.

Il giudice del Tribunale di Lecce, Giovanna Piazzalunga, ha condannato P.T. a sette mesi di reclusione per stalking. La vittima riceverà un risarcimento, il cui importo verrà determinato separatamente. La difesa dell’imputato ha 90 giorni per presentare le motivazioni e, se lo desidera, può fare appello. P.T. ha dichiarato di aver agito in quel modo a causa di difficoltà familiari che hanno avuto un forte impatto sul suo stato d’animo.

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