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Smaltimento illegale di rifiuti nel mare di Alimini, condannato direttore del “Bravo Club”

Dopo un lungo processo civile, la questione riguardante gli scarichi di liquami e l'acqua schiumosa provenienti dal sistema di depurazione del villaggio è finalmente giunta a una conclusione. È previsto un indennizzo per il danno subito in termini di reputazione dalla struttura vicina

Dopo più di tredici anni di battaglie legali, è finalmente giunta una conclusione al procedimento penale relativo al sistema di depurazione del “Bravo Club” a Otranto. Questa sentenza civile non solo mette fine alla vicenda ma solleva importanti questioni riguardo all’adeguatezza dei sistemi di depurazione nell’area di Alimini, considerando la crescente pressione antropica degli ultimi vent’anni.

Tutto ebbe inizio con un esposto presentato dall’avvocato Corrado Sammarruco, rappresentante del complesso residenziale “Serra degli Alimini 2”. L’esposto segnalava irregolarità provenienti da una condotta del sistema di depurazione autonomo del vicino “Bravo Club”. Queste irregolarità culminarono con la segnalazione di “acqua schiumosa” che finiva sulla spiaggia in concessione. Nel 2010, questa condotta fu sequestrata dopo controlli da parte del Noe e di Arpa Puglia, che rilevarono livelli microbiologici di contaminazione superiori ai limiti di legge.

Inizialmente, il procedimento penale coinvolse tre soggetti, di cui due scelsero di affrontare un processo di oblazione e pagarono un’ammenda superiore a 15.000 euro per lo smaltimento illegale dei reflui nel mare. Tuttavia, il direttore del villaggio fu assolto inizialmente perché il reato non fu ritenuto valido.

Successivamente, l’amministrazione di “Serra degli Alimini 2” presentò un ricorso in Appello per ottenere la condanna del direttore del “Bravo Club” per danni causati dalla contaminazione. In Appello, il giudizio fu ribaltato, e il direttore fu considerato responsabile dello sversamento illegale di acque in mare.

Dopo un ulteriore ricorso in Cassazione, la sentenza fu annullata. Tuttavia, l’amministrazione di “Serra degli Alimini 2” non si arrese e portò il caso di nuovo davanti alla Corte d’Appello di Lecce, chiedendo il risarcimento dei danni. Questa volta, la richiesta fu accolta, e il direttore del “Bravo Club” dovrà versare 20.000 euro come risarcimento e coprire le spese legali.

Questa controversia, sebbene sia stata risolta in una sentenza civile che ha coinvolto due entità locali, solleva importanti questioni di interesse pubblico. Mette in evidenza le sfide dell’attuale sistema di depurazione nell’area di Alimini, che, progettato cinquant’anni fa, potrebbe non essere più adeguato alle esigenze attuali, date le numerose strutture turistiche e attività di somministrazione che sono emerse negli ultimi anni. Molte di queste strutture non dispongono di sistemi autonomi di depurazione, portando a problemi nell’eliminazione dei rifiuti e delle acque nere. La sentenza, quindi, potrebbe avere un impatto duraturo sulla gestione delle risorse idriche nella regione.

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