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Processo “Game Over”: evoluzione inattesa con 15 condanne e un’assoluzione

Tutte le condanne relative all'operazione per contrastare la criminalità organizzata

In una svolta inaspettata, si è concluso oggi il processo abbreviato derivante dall’operazione “Game Over” condotta dalla squadra mobile di Lecce contro un’associazione mafiosa attiva nella zona “Le vele”, nella 167 B del capoluogo, nota come il clan “Briganti”, dal cognome del suo ex capo Pasquale, noto come Maurizio. Sorprendentemente, l’unico a ricevere un verdetto di non colpevolezza “per non aver commesso il fatto” è stato proprio Maurizio, anche se era stato indicato come il “capo indiscusso” nell’ordinanza di custodia cautelare. Maurizio ha sempre dichiarato la sua estraneità ai fatti, chiudendo ora questa lunga vicenda giudiziaria con l’aiuto dei suoi avvocati difensori Antonio Savoia e Ladislao Massari.

Questo processo ha differito da quelli precedenti in cui Maurizio era stato condannato quattro volte per associazione mafiosa con sentenze irrevocabili. In questo caso, il reato più grave è stato attribuito a suo cognato, Sergio Marti, residente a Giorgilorio. Anche per Sergio Marti, il processo si è concluso recentemente con un’assoluzione nel contesto di un rito abbreviato.

Per gli altri 15 imputati coinvolti, la giudice per l’udienza preliminare Maria Francesca Mariano ha emesso le seguenti condanne:

22 anni per Carlo Zecca, 34enne;
10 anni e 9 mesi per Fabio Briganti, 52enne;
11 anni per Aleandro Capone, 27enne;
14 anni per Francesco Capone, conosciuto come “Checco o Facciune”, 29enne;
6 anni e 8 mesi, più una multa di 15.000 euro, per Nicolò Capone, noto come “Nicolò piccolo”, 25enne;
10 anni per Daniele De Vergori, 23enne;
6 anni e 8 mesi, più una multa di 15.000 euro, per Maurizio Elia, 46enne;
14 anni per Carlo Gaetani, detto “Carletto”, 39enne;
6 anni e 8 mesi, più una multa di 15.000 euro, per Nicolò Greco, 24enne;
12 anni e mezzo per Giuseppe Guido, 33enne;
10 anni, più una multa di 20.000 euro, per Domenico Persano, noto come “Mimmo”, 63enne;
12 anni e 2 mesi per Nicola Pinto, conosciuto come “Nico”, 36enne;
6 anni e 8 mesi per Enzo Quaranta, 37enne;
12 anni e 6 mesi per Gianluca Stella, noto come “Luca o Ciotta”, 33enne;
6 anni e 8 mesi, più una multa di 15.000 euro, per Simone Zimari, 33enne.
Tutti gli imputati sono residenti a Lecce. Ora, la difesa, rappresentata da un team di avvocati, valuterà il ricorso in appello non appena saranno depositate le motivazioni entro trenta giorni.

Due imputati avevano già chiuso il loro conto con la giustizia lo scorso 9 maggio, attraverso pene patteggiate: Silvia Renna, 30enne di Lecce, ha ricevuto una condanna di un anno e otto mesi, mentre Senad Amethovic, 30enne residente a Lecce, è stato condannato a quattro anni con detenzione domiciliare. Altri due imputati, Giampiero Schipa, detto “Giampi”, 58enne, e Giovanni Laera, 63enne di Lizzanello, procederanno con un processo ordinario, senza avanzare istanze di riti speciali. Lo riporta LeccePrima.

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