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Furti di rame, patteggiamento con lavori socialmente utili per tre

È arrivata la sentenza per quanto avvenuto presso un'azienda vitivinicola di Lequile

Nelle scorse settimane, tre uomini di Casarano sono stati condannati a un anno di reclusione, ma con la possibilità di scontare la pena svolgendo attività di volontariato in una diocesi locale. Questa sentenza segue il loro coinvolgimento in un furto di rame presso il deposito di un’azienda vitivinicola nei dintorni di Lequile. Gli imputati sono Alessio Ciriolo, 32 anni, il suocero Quintino Causio, 59 anni, e Tommaso Stefano, 52 anni, quest’ultimo coinvolto in un incidente durante il tentativo di fuga dalle forze dell’ordine, quando cadde in un pozzo profondo di circa 4 metri e fu successivamente trasportato in ospedale.

La sentenza è stata emessa dalla giudice del tribunale di Lecce, Chiara Panico, dopo che il processo di direttissima si è aperto due giorni dopo gli arresti. Durante il processo, la difesa, rappresentata dagli avvocati Attilio De Marco e Luca Puce, aveva proposto la condanna al lavoro di pubblica utilità sostitutivo, un’opzione resa possibile dalla legge Cartabia anche per reati di questo genere. La richiesta è stata accolta dalla giudice, portando alla loro scarcerazione, ma con alcune prescrizioni specifiche incluse nella sentenza.

Queste prescrizioni riguardano non solo l’effettiva svolgimento del lavoro di pubblica utilità, che varierà da un minimo di 6 a un massimo di 15 ore a settimana, per un totale di 730 ore, ma anche restrizioni geografiche che vietano loro di lasciare la regione Puglia. Inoltre, sono soggetti al divieto di frequentare pregiudicati o persone che possano esporli al rischio di commettere reati, e sono tenuti a non detenere armi, munizioni o esplosivi.

Durante l’interrogatorio di convalida, Alessio Ciriolo ha ammesso i suoi addebiti, spiegando di essere stato spinto dalla disperazione, in quanto aveva un lavoro saltuario e una famiglia da mantenere. Quintino Causio ha confermato queste circostanze, sostenendo di essere intervenuto con l’intenzione di aiutare il genero.

L’arresto dei tre uomini è avvenuto grazie a una segnalazione anonima. Quando il personale della sezione radiomobile dei carabinieri è arrivato sul posto, aveva notato luci di torce elettriche all’interno di un capannone. Gli agenti si sono introdotti nel capannone, sorprendendo un gruppo di quattro persone intento a recidere cavi elettrici in rame di oltre 100 metri. Nonostante il tentativo di fuga, solo uno dei quattro è riuscito a sfuggire all’arresto.

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