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“Stop violenza stradale”, la mobilitazione di ciclisti e pedoni

Lecce tra le otto città italiane che domenica ospitano le mobilitazioni contro la strage senza fine: le richieste delle associazioni

ciclisti incidenti

Anche Lecce è tra le otto città dove domani, domenica 19 novembre, si svolgeranno manifestazioni per celebrare il World Remembrance Day for Road Traffic Victims, la Giornata mondiale in memoria delle vittime della violenza stradale, istituita dalle Nazioni Unite nel 1993.

Il programma

La mobilitazione è organizzata da Lecce Pedala. L’appuntamento è per le ore 10, in viale Giovanni Paolo II, davanti alla Ghost Bike. La prima parte della manifestazione si svolge in bici per ricordare tutte le persone investite e uccise in città mentre pedalavano. Dalle ore 11.30, la mobilitazione si sposta su viale Leopardi, all’altezza del centro commerciale Centrum, per creare “strisce pedonali umane”. Organizza Lecce Pedala.

A Zollino ritrovo alle ore 9, dal To Kalò FAI. Qui il Laboratorio Urbano To Kalò FAI, Salento KM0, Salento Bici Tour e Ciclofficina Onza Onza uniranno la passione per il cibo e il territorio al ricordo delle vittime per il traffico stradale attraverso un’escursione in bici a tema cibo e scoperta del territorio.

Manifestazioni simili a quella di Lecce si svolgeranno a Roma, Milano, Napoli, Trento, Cagliari, Modena, Alessandria. Mobilitazioni in contemporanea per un’unica richiesta: avere strade più sicure per le persone.

I promotori

A mobilitarsi sono diverse associazioni: AMODO- alleanza mobilità dolce, ARIA, Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), Bike Italia, Cittadini per l’Aria Onlus, Clean Cities Campaign, Fiab Castel Maggiore, Fiab, Fiab Napoli Cicloverdi, Fiab Lazio, FIAB Modena, FIAB Alessandria, Fondazione Michele Scarponi, Fridays for Future Italia, genitori ECOattivi, Kyoto Club, Legambiente, Legambici – Legambiente per la mobilità attiva, Modena30, Movimento Diritti dei Pedoni, Napoli Pedala, la Piattaforma “Città30 subito” Salvaiciclisti.

I numeri delle morti sulle strade

In Italia c’è un grande problema di sicurezza stradale: ogni giorno 9 persone vengono uccise sulle strade. Nel 2022 si sono verificati 165.889 scontri stradali (454 al giorno) che hanno comportato 223.475 feriti (612 al giorno) e 3.159 vittime (9 al giorno). Le principali cause di scontro stradale sono la distrazione (15%), il mancato rispetto della precedenza (13,7%) e l’eccesso di velocità (9,3%). Circa il 73% degli scontri stradali avviene su strade urbane, dove vi è la presenza di diversi utenti della strada.

Numeri drammatici, che dimostrano la necessità di attuare delle misure efficaci per garantire la compresenza pacifica dei vari utenti, con particolare attenzione di quelli più vulnerabili.

Gli obiettivi dell’UE e le misure

L’Unione Europea si è posta l’obiettivo di dimezzare le vittime e i feriti gravi entro il 2030 e di azzerarli entro il 2050. Per raggiungere questo obiettivo – affermano i promotori delle iniziative – ci sono metodi e strategie che sono già stati applicati con successo da altri Paesi:

– la “Vision Zero”, sperimentata per la prima volta dalla Svezia a partire dal 1997, prevede una migliore progettazione di strade, incroci, attraversamenti, in modo tale da diminuire la percentuale di incidenti dovuti all’errore umano e limitare i danni a persone o oggetti in caso di scontro;

– la “Città 30”, già applicata in molte città europee, che sta portando a una riduzione importante del numero di scontri e conseguentemente feriti e vittime. La “Città 30” è un provvedimento efficace perché agisce sul fattore che rappresenta la prima causa di morte in caso di scontro stradale: la velocità. A Bruxelles l’applicazione della Città 30 ha portato a una riduzione degli scontri stradali del 28% e una riduzione del 50% di feriti gravi e vittime. Il provvedimento non ha inciso sui tempi di percorrenza in città, in quanto già oggi la velocità media in ambito urbano è ben inferiore ai 30 km/h. In Italia le Città 30 sono: Olbia, Bologna e Lodi.

Timori per il nuovo Codice della strada

Secondo le associazioni promotrici della mobilitazione con il nuovo Codice della strada la situazione rischia di peggiorare, perché si punta molto sulla repressione e poco sulla prevenzione e, soprattutto, si limita la possibilità da parte delle amministrazioni locali di ridisegnare la strada garantendo spazio e sicurezza agli utenti più vulnerabili. Viene posta molta attenzione sul tema della guida in stato di ebbrezza e/o sotto l’effetto di stupefacenti, che rappresenta solo il 10% degli incidenti, mentre viene limitata la possibilità di controllo della velocità mediante autovelox che rappresenta la prima causa di morte in caso di scontro stradale.

“Con il nuovo Codice della strada -rilevano – i sindaci avranno una netta riduzione dei poteri in materia di applicazione e controllo della ZTL (Zona a Traffico Limitato), politiche di regolamentazione della sosta, la progettazione e costruzione di infrastrutture ciclabili, corsie ciclabili e case avanzate (spazi dedicati alle bici ai semafori) e il controllo della velocità. I Comuni non potranno definire le regole e la tariffazione della sosta che sono un’efficace leva di gestione della mobilità urbana e dello spazio pubblico”.

Non piacciono targhe per le bici e caschetti per i ciclisti

Non convincono l’introduzione delle targhe per le bici e l’obbligo dei caschetti per i ciclisti: “L’esperienza di altri Paesi stranieri, caratterizzati da tassi di incidentalità ben inferiori a quelli italiani, dimostra che per garantire la sicurezza degli utenti vulnerabili (pedoni e ciclisti) è necessario ridurre la velocità dei veicoli motorizzati e non obbligare i mezzi più leggeri a dotarsi di dispositivi di identificazione (targa) e di protezione passiva (casco)”.

Nell’ambito della sicurezza delle persone in bicicletta, il nuovo Codice introduce a livello teorico un provvedimento positivo sull’obbligo di mantenere almeno 1.5 m di distanza laterale in fase di sorpasso di un ciclista, ma che viene di fatto vanificato dalla precisazione “ove le condizioni della strada lo consentano”.

Le richieste

Gli attivisti e le associazioni che promuovono la manifestazione “Viva la strada” chiedono che sul nuovo Codice della Strada in discussione vengano stralciate le norme che limitano lo spazio per la mobilità attiva e riducono l’autonomia dei Comuni nella determinazione delle politiche di mobilità urbana. E di consentire e incentivare l’installazione di autovelox in ambito urbano per il controllo dei limiti di velocità.

Si chiede inoltre di promuovere la legge nazionale per l’istituzione della Città 30 in tutte le città italiane, come è stato fatto dalla Spagna nel 2021 e di prevedere strade scolastiche pedonali davanti ad ogni scuola italiana.

Altra richiesta è quella di ripristinare le risorse economiche per progettazione di infrastrutture ciclabili urbane, tagliate mesi fa dal Governo Meloni, per rendere tutte le strade sicure per gli utenti in bicicletta.

Introdurre l’obbligo di installazione del dispositivo ISA (intelligent speed assistance), che limita la velocità dell’automobile per tutti i veicoli dal 7 luglio 2024, estendendone l’installazione su tutti i veicoli circolanti, non solo sulle nuove immatricolazioni, e vietando la possibilità di disattivare l’ISA da parte del guidatore.

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