Cassazione rivisita le sentenze dell’operazione “Battleship”

Nuova svolta nel caso Caracciolo-Montenegro: Annullate condanne e revisioni processuali

La Suprema Corte di Cassazione ha intrapreso un’azione decisiva nel caso scaturito dall’operazione “Battleship”, che coinvolge l’associazione “Caracciolo-Montenegro”, una costola dissidente del noto clan Tornese, radicato a Monteroni. La Corte, rappresentata dai giudici della sesta sezione, ha esaminato e, in parte, accolto le argomentazioni presentate dai legali difensori, portando all’annullamento di 13 sentenze precedentemente emesse in fase d’appello e ordinando la realizzazione di un nuovo processo.

Questo inatteso cambio di rotta riguarda in modo particolare Alessandro Caracciolo, e la consorte Maria Antonietta Montenegro. Essi, rappresentati rispettivamente dagli avvocati Ladislao Massari e Angelo Vetrugno, erano stati condannati a 20 anni di carcere ciascuno. Un’analoga revisione si è applicata al caso di Altin Shehaj, in precedenza condannato a 18 anni, sei mesi e 20 giorni di reclusione per il suo ruolo chiave nel traffico di marijuana proveniente dall’Albania.

Oltre a questi casi, sono state annullate altre dieci sentenze, offrendo un nuovo percorso legale agli imputati. Tuttavia, la Corte ha ritenuto inammissibili i ricorsi presentati da altri cinque individui, mantenendo invariati i loro verdetti. Questi includono una condanna a 13 anni e 10 mesi per Massimiliano Lorenzo; 7 anni per Loris Pasquale Casarano; 6 anni per Andrea Carlino; 4 anni e 8 mesi per Ivan Mario Greco; e 2 anni e 4 mesi per Carlo Squittino.

Quest’ultima decisione della Corte di Cassazione rappresenta un punto di svolta nel lungo e complesso percorso giudiziario legato a questa vicenda, sottolineando la dinamica e l’evoluzione continua delle procedure legali italiane..

Redazione

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