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Vicenda di abusi familiari a Nardò

Giovane costretta in un ambiente oppressivo. Lotta di una ragazza per la libertà di scelta

A Nardò, una ragazzina di 12 anni, è costretta a vivere la sua adolescenza con regole rigide imposte dal padre, radicate nella sua personale interpretazione della religione.

La giovane, cresciuta tra due culture (quella italiana e quella mussulmana), si trova a destreggiarsi in un mare di restrizioni: divieto di uscire da sola, obbligo di vestire in modo casto, proibizione di socializzare con ragazzi e il divieto di consumare carne di maiale. Queste regole rigide, che il padre giustificava come parte della sua fede, hanno avuto un impatto profondo sulla vita della ragazza.

Con il passare degli anni, la giovane ha iniziato a ribellarsi contro queste imposizioni. Il padre, incapace di accettare il cambiamento, ha reagito con minacce e insulti. La situazione è peggiorata dopo il divorzio dei genitori, con il padre che, incapace di accettare la nuova autonomia della figlia, è divenuto sempre più aggressivo.

L’ex moglie, preoccupata per la sicurezza della figlia, ha presentato una denuncia presso i carabinieri di Nardò. Il Tribunale per i Minori è intervenuto, emettendo un divieto di avvicinamento per il padre alle due donne. In seguito, la giovane ha raccontato al giudice Marcelllo Rizzo e alla pm Rosaria Petrolo di aver rifiutato la religione musulmana imposta dal padre, dichiarandosi atea.

 

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