La metà di chi ha un lavoro in Puglia non è soddisfatto della propria occupazione. Lo rivela un’indagine condotta dalla Cgia di Mestre, che ha elaborato i dati del rapporto BES (Benessere Equo Sostenibile), presentato dall’Istat.
Ha dato punteggi sufficienti tenendo conto degli otto parametri solo il 29% dei lavoratori dell’isola. Un dato che ricalca la situazione nazionale, che vede la massima soddisfazione in Lombardia e le maggiori criticità al Sud. Anche se la percentuale di coloro che si dicono soddisfatti del lavoro svolto (48%) è solo leggermente al di sotto della media nazionale.
Quasi 18 lavoratori sardi su 100 ritengono di essere pagati troppo poco (criticità tra le più alte in Italia) nonostante il 12% abbia un livello di istruzione superiore rispetto alle mansioni svolte. La mancanza di regolarità contrattuale è stata segnalata da oltre il 14% delle persone dell’isola (dato superiore alla media nazionale). Il 5% dei lavoratori sardi percepisce come insicuro il proprio lavoro, mentre quasi il 12% è costretto ad accettare un part time. Un quarto degli occupati pugliesi ha lavori a termine da almeno 5 anni, mentre il tasso di infortuni gravi è del 12%
Una insoddisfazione crescente che riguarda, pur con diverse percentuali e ragioni, tutta Italia, con un conseguente aumento di casi di dimissioni volontarie dei lavoratori dipendenti privati a tempo indeterminato con meno di 60 anni: nel 2022 (ultimo dato disponibile) hanno
toccato quota 1.047.000 e, rispetto al 2019 (anno pre-Covid), sono cresciute di 236mila unità (+29,1%).
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