Antonio Montonato, era stato accusato di diffamazione per alcuni post pubblicati sul suo profilo Facebook, “Anthony Mont”, nei quali criticava duramente il sindaco di Taurisano, Raffaele Stasi. Dopo un processo, il giudice monocratico Marco Mauro Marangio ha emesso un verdetto di assoluzione, dichiarando che il fatto non costituisce reato.
Montonato, si era opposto a un decreto penale di condanna, scegliendo di affrontare un processo per dimostrare la propria innocenza. Le accuse si basavano su tre post specifici pubblicati su Facebook:
Il 12 ottobre 2020, Montonato aveva condiviso un fotomontaggio raffigurante il sindaco Stasi mentre guidava un asino.
Il 29 dicembre 2020, un altro post mostrava il sindaco e alcuni assessori seduti su un gabinetto, accompagnato dalla didascalia: “Giunta Stasi, ultima seduta di gabinetto 2020”.
Il 30 dicembre 2020, Montonato aveva pubblicato un fotomontaggio in cui il volto del sindaco Stasi era inserito sulla confezione di un panettone con la dicitura “Pandoro Mentecatti”.
In risposta a questi post, il sindaco Stasi aveva sporto denuncia e si era costituito parte civile con l’assistenza dell’avvocato Giuseppe Castelluzzo. Durante il processo, sono emersi dettagli che hanno contribuito alla decisione del giudice.
Le motivazioni del giudice Marangio sottolineano come le vignette satiriche di Montonato, sebbene critiche e dure, non siano risultate offensive al punto da ledere la dignità umana o i valori morali del sindaco. Le dichiarazioni delle parti hanno evidenziato che i dissapori tra Montonato e Stasi erano di natura politica, con una lunga storia di contrasti. Il giudice ha ritenuto che le immagini e le parole utilizzate, pur essendo colorite, non costituissero un’aggressione immotivata e gratuita alla sfera personale del sindaco, ma fossero piuttosto espressioni di valutazioni soggettive e fortemente critiche.
L’assoluzione di Montonato rappresenta un importante precedente in materia di libertà di espressione, specialmente nel contesto della critica politica, evidenziando come la satira, anche se dura, possa essere legittima quando non scade nell’offesa gratuita.
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