La Corte d’appello di Catanzaro ha concluso l’udienza di ieri riservandosi di decidere sull’istanza di revisione del processo a carico di Giovanni Camassa, un agricoltore di 57 anni originario di Melendugno, in provincia di Lecce, che era stato condannato all’ergastolo nel 2012 per il brutale omicidio di Angela Petrachi, una giovane madre anch’essa di Melendugno.
I legali di Camassa, gli avvocati Ladislao Massari e Marilina Strafella, hanno basato la loro richiesta di revisione su un elemento ritenuto innovativo: una nuova metodologia di analisi genetica applicata ai reperti trovati sulla scena del crimine, in particolare alle calze di nylon della vittima. Grazie a queste tecniche, è stato possibile isolare il DNA di un altro uomo, inizialmente sospettato durante le indagini.
Nonostante questa potenziale svolta, il sostituto procuratore generale, Raffaella Sforza, ha chiesto alla Corte di dichiarare inammissibile l’istanza, sostenendo che le prove presentate non siano sufficienti per giustificare un proscioglimento.
Il caso di Camassa ha attraversato un complesso iter legale. Assolto in primo grado con la formula “per non aver commesso il fatto”, è stato condannato in appello per omicidio volontario aggravato, violenza sessuale e vilipendio di cadavere. La sentenza è diventata definitiva.
In precedenza, la Corte d’appello di Potenza aveva respinto una simile richiesta di revisione del processo, dichiarandola inammissibile. Tuttavia, la Cassazione aveva accolto il ricorso dei legali di Camassa, stabilendo che l’ultima decisione spettasse alla Corte d’appello di Catanzaro.
Dal carcere di Lecce, dove sta scontando la pena, Giovanni Camassa continua a proclamare la propria innocenza. Nei giorni scorsi ha scritto una lettera ai figli, definendo la sua condanna come “un clamoroso errore giudiziario”.
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